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Immagine e Vignette: Raldi
I più attenti di voi oramai avranno già capito quali sono i miei sogni e le mie belle speranze, ma penso che sia giunto il momento di parlarne apertamente.
Dunque, bisogna trovare un buon punto di partenza: Gli eventi raccontati in Nato sbagliato mi sembrano un ottimo punto da cui cominciare.
Da piccolo non ho mai avuto grossi sogni nella vita, infatti quando i miei compagni d'asilo volevano fare i poliziotti o i dottori, io volevo fare il carrozziere. Aspiravo semplicemente a seguire le orme di mio padre.
Poi crescendo si cambia, è inevitabile.
Ho cominciato a farmi dei miei interessi e anche (perchè no) delle piccole aspettative un po' romantiche (diciamo).
Facendo judo, e vincendo le prime garette non potevo non pensare che fossi bravino, e che magari quella del atleta professionista fosse la mia strada. (Prima badilata in faccia)
Mi ero appassionato alle moto custom (stile Harley-Davidson per i non avezzi) e, avendo un background da carrozziere, il passo fu breve. Pensai di aprire una bella officina di moto dove avrei elaborato e costruito gioiellini custom su due ruote. (seconda badilata in faccia)
Alla fine ho assecondato la mia passione per la montagna, e ho sognato di trasferirmi nell'ambiente alpino, pensando anche di diventare guardia forestale o alpino.
Ero in quarta superiore quando comincia a progettare la mia fuga da Milano: L'idea di massima era quella di prendere la patente e finire la scuola superiore il più in fretta possibile, cominciare a frequentare con assiduità settimanale la mia casa sopra Varese e iniziare piano piano anche a dargli una sistemata. Trovarsi un lavoro (che poteva benissimo essere il meccanico o il carrozziere) e finire con il trasferirsi in pianta stabile sopra Varese (non sarebbero state chissà quali montagne, ma li ho parecchi amici e il trasferimento non mi sembra neppure dei più drastici).
Tutto procedeva nel migliore dei modi, fino a quando un mattino di marzo, mentre mi trovavo su di un treno per Budapest baciai una ragazza.

Da quel momento tutto cambiò: Misi da parte il mio piccolo sogno di fuga per accettare quella felicità istantanea che mi veniva proposta. Parlai già tempo addietro di quel giorno in cui presi feci una scelta.
Mi trovai un lavoro in un piccolo ufficio e non pensai troppo al futuro, visitavo la montagna sporadicamente giusto con un poco di malinconia addosso e niente più. Tutto svaniva più o meno al rientro a Milano.
Poi, un bel giorno di Dicembre, successe qualcosa. Un evento che mi avrebbe cambiato la vita. Fui tirato in mezzo per una gita in quel Pila. Era già da qualche anno che volevo provare lo Snowboard e colsi l'occasione per una prima uscita sulla tavola.
L'uscita fu dai risvolti tragicomici come scrissi in seguito. Il mio sedere e buona parte delle mie ossa piansero per almeno tre giorni, ed era forse la cosa più bella che io avessi mai fatto.
Senza accorgermi presi la malattia della neve e fu la fine. Presi tutti i weekend che avevo liberi e li dedicai al sali e scendi dagli impianti.
Alla fine la montagna era tornata, come se il tuo primo amore ti chiama dopo qualche anno che non vi sentivate più, e la sua voce ti riaccende la fiamma nel cuore.
La ditta nella quale lavoravo chiuse e io mi dovetti cercare un nuovo lavoro nuovo, e fortunatamente lo trovai abbastanza in fretta. In quel periodo conobbi persone con delle esperienze di vita delle più disparate. E da loro capii che non si può lavorare a uso automa per il resto della propria vita. Che ci deve essere un'aspirazione più grande nella vita che quella di far crescere il bonifico che il datore di lavoro ti fa a fine mese. Non ne vale la pena.
Da quel momento fino ad oggi ho consciuto persone chehanno dato una svolta alla loro vita attraverso il loro amore per la montagna. Ora vivono in posti fantastici e fanno lavori faticosi e anche poco retribuiti, ma li fanno nel posto che amano e sono i lavori che amano.
Il passo successivo è stato semplice, mi son detto: Voglio vivere in montagna, e per farlo sarebbe un ottimo lavoro quello del Maestro di Snowboard.
Passo intere giornate a riflettere e a riprogettare la mia fuga, esattamente come quando ero in quarta superiore.
L'idea di base è questa:
Partiamo dal fatto che voglio vivere in montagna e non vedo alternative nel mio futuro.
La stagione invernale che sta per arrivare me la prenderei come periodo sabbatico diciamo, quindi la mia vita in questo periodo non subisce alcuna variazione, continua così.
Intanto cercherei di frequentare l'ambiente alpino il più possibile anche per vedere come muovermi e come potrebbe essere la mia vita in montagna. In particolar modo cercherei di girare in alcuni dei posti che potrebbero offrirmi possibilità e aspettative migliori (Livigno penso che sia il primo fra tutti)
Cercherei di risparmiare qualche soldo (che servono sempre) e aspetterei la fine della prossima estate.
Verso metà settembre mi prenderei un week end e partirei alla volta di Livigno con uno zainetto pieno di bei curriculum vitae aggiornati e ben argomentati.
Arrivato a Livigno comincerei con l'andare all'ufficio informazioni della città per chiedere e avere qualche dritta. Poi armato di pazienza partirei e mi fermerei in ogni posto che potrebbe offrirmi una qualsivoglia posizione lavorativa: Noleggi di sci, alberghi, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche, negozi e via dicendo (il massimo penso che sarebbe riuscire a fare lo shaper sugli impianti, ma non è per nulla facile riuscire a diventarlo).
Se malauguratamente Livigno non dovesse offrirmi niente, scenderei verso Bormio e poi verso lo Stelvio, ma ho conosciuto parecchie persone che mi hanno descritto Livigno come la patria per questo genere di lavori, e tutti sono concordi sul dire che non è difficile riuscire a trovare una sistemazione stagionale li.
Metterei la mia preferenza su posti che mi offrano almeno un alloggio, e che mi diano del tempo libero per salire sulle piste, in modo da poter fare snowboard il più possibile e impratichirmi a dovere, magari anche con alcune lezioni di qualche buon istruttore (il maestro dei maestri per intenderci). E poi a fine stagione, se sono pronto, provare le selezioni per entrare al corso da insegnanti. Altrimenti, avendo vissuto qualche mese in questo ambiente comincerei con il cercare una sistemazione in pianta stabile che mi dia la possibilità di vivere anche il resto dell'anno in montagna e le opzioni sono due:
1- Trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi a Livigno o in altre località limitrofe (ad esempio lo Stelvio che permette di sciare anche in estate) fino alla stagione successiva.
2- Oppure riuscire ad unirsi ad una scuola di snowboard che organizza camp estivi, (come 6punto9 con la quale sono stato in Francia ad Agosto) e lavorare per loro come filmer, aiutante, preparazione tavole e via dicendo.
All'inizio della stagione successiva ricominciare la preparazione alle selezioni e sta volta, con due stagioni di preparazione fatte a dovere (l'università dello sci dello Stelvio organizza anche corsi preparatori alle selezioni) voglio essere ottimista e dire che non posso non passarle.
Da li in poi diciamo che non ho ancora progettato niente, apparte il diventare maestro e cercare di riuscirci a campare.
Non aspiro certamente a diventare ricco o a diventare un rider famoso, voglio soltanto vivere tranquillamente nell'ambiente che amo e fare ciò che amo, se non è chiedere troppo.
Per quanto possano pensare le persone che mi stanno accanto, io non mi ritengo un sognatore ad occhi aperti o un povero illuso. So benissimo che ci saranno ancora badilate in faccia, che non sarà facile, che ci saranno delle scomodità e delle problematiche impreviste, che non tutto potrebbe andare come previsto e che il mio progetto si basa su tanti se e su troppi magari.
Chi mi si conosce bene (e sinceramente dubito che ci sia qualcuno che mi conosca così bene) sa che non sono uno che fa cose avventate, e che se ho messo giù un progetto del genere, è perchè ho raccolto informazioni e mi sono documentato nei modi più disparati.
Non mi piacciono discorsi del tipo: "se è quello che vuoi fare fallo e basta" (quindi per piacere non scrivete simili sciocchezze nei commenti).
Non mi piace dovermi arrendere e ammettere di aver fatto dei grossolani errori di calcolo, quindi una volta partito non ho intenzione di tornare indietro a casa di Mamma e Papà se le cose non vanno bene.
Tutte queste cose implicano che se mi muovo, lo faccio con una certa sicurezza (con i piedi di piombo per essere chiari).
Penso che ora che avete letto il mio progetto vi stiate chiedendo: "Ma la ragazza che baciasti una mattina sul treno per Budapest? Nel tuo piano dove sta?"
E la mia risposta è terribile, banale, egoista e al tempo stesso semplice: "Quella ragazza nel mio piano non ha ancora trovato una sistemazione. Nei prossimi mesi spero che la trovi"
Non nascondo neanche che scrivo queste cose per farle leggere alle persone che mi stanno vicino, così che capiscano finalmente di cosa parlo quando dico che me ne voglio andare. Così che si rendano conto che non parlo solo perchè hom una bocca a cui dar fiato.
Perchè io a certe cose ci penso davvero tutte le mattine.
Raldi @ 14:00 | commenti (8)|
A voi piace il silenzio?
No sul serio, fermatevi un attimo, spegnete le casse dello stereo, cercate di rendere lo spazio che vi circonda il più insonorizzato possibile e ascoltate.
Vi piace quello che sentite?
A me il silenzio piace da morire, mi piace sentire il vuoto. Mi da una sensazione di pace, tranquillità, calma.
Penso che sia per questo che mi piace da matti stare in piedi la notte quando tutti dormono e in casa c'è finalmente silenzio.
E' anche vero che i silenzi non sono tutti uguali, ci sono momenti in cui il silenzio è piacevole, anzi è quasi obbligatorio.

Come fai a non startene un po' zitto davanti a una simile vista? (Arrivo del trenino sul Monte Generoso - Mendrisio (in lontanaza Monte Rosa e Cervino))
Non puoi far altro che spegnere il lettore mp3 e fermarti un attimo a guardare.
Per un dannato minuto non puoi non mettere in pausa tutto quel frastuono che hai nel cervello e non pensare a nulla.
Ci sono poi momenti in cui vorresti il silenzio, ma sembra impossibile averlo.

In certi momenti, io mi creo una sorta di silenzio immaginario, come se staccassi il jack audio delle orecchie, e il silenzio è fatto. Al massimo si sente giusto un piccolo ronzio di sottofondo.
In questi momenti la mente vaga. Il pensiero naufraga e ti ritrovi a pensare cose che non stanno ne in cielo ne in terra.

Ti saltano fuori progetti folli campati per aria. Talmente folli che potrebbero addirittura essere veri.
Sono progetti piacevoli in fin dei conti. Ti ritagli vari spazi di tempo per pensarci e per affinarne i particolari.
Tanto che dopo qualche tempo ti convinci che non sono poi tanto folli, anzi, sono fattibilissimi. Basterebbe solo...

Forse però è meglio che non ti distrai troppo mentre sei nel traffico cittadino!
Ma non divaghiamo, torniamo all'argomento principale: il silenzio.
Alla fine invece ci sono silenzi (sembra banale dirlo) che fanno più rumore di un elefante in preda ad un attacco di isterismo.
Sono quei silenzi che cerchi di coprire alzando il volume dell'autoradio. Quelli che cerchi di spezzare facendo qualche colpo di tosse o lasciandoti andare a brevi disquisizioni metereologiche: "Fa freschino questa sera!"(ed altre che non sto qui a scrivere per la banalità).
Sono quei silenzi che ti mettono addosso una specie di angoscia. Sono tristi. Tristi come un funerale in Novembre, a Lodi, con la Nebbia, e il carro funebre ha anche bucato una gomma. (cit. Oggi sposi)
Cosa fare in questi momenti?
Quasi in automatico sfuggi da questa situazione scomoda e ritorni in quella piccola stanzetta del tuo cervello per tornare ad affinare i tuoi progetti. Ed è in questi momenti che le follie ti sembrano l'unica via di fuga, l'unica ancora di salvezza.
Poi alla fine qualcuno rompe quel silenzio improvvisamente.
"Buona notte..."
"Notte..."
"A domani..."
Non resta altro da fare che inserire la prima e lasciar scivolare l'auto verso casa, fare una passeggiata con Pit, e poi mettersi a letto con il netbook sulle ginocchia per scrivere qualcosa .
Scrivere per potersi sentire, in una notte silenziosa in cui tutto tace e finalmente posso avere un po di pace... anche io (Mancherebbe solo una sigaretta, in certi momenti ho proprio voglia di arrotolarmi una sigaretta come ai vecchi tempi).
Raldi @ 11:32 | commenti (11)|
Ben tornati cari lettori, ci risiamo.
Cominciamo la settimana nuova con un nuovissimo episodio di nato sbagliato, vi ho lasciato forse per troppo tempo con l'acquolina in bocca, ma settimana scorsa non ero dell'umore di postare un nuovo capitolo.
Avevamo lasciato il nostro eroe alla fine del suo flashback, ripercorrendo la sua giornata tipo prima che scivolasse via con il suo monopattino.
“Non funziona internet!”, una voce antipatica ed altezzosa si alza dal divano “Cosa?”, il ragazzo finge di non aver capito prendendo tempo mentre si leva le scarpe sull’ingresso. “Internet, hai presente quella cosa che paghiamo per farti vedere sul computer tante cose interessanti dal mondo? Ecco non funziona!” “Si lo so cosa è internet, sai ci lavoro con le cose interessanti provenienti dal mondo. Ma io cosa ci dovrei fare se non funziona?” “Ho pagato per farti diventare perito informatico? Allora risolvi il problema! Chiama il servizio clienti se non sei capace” “Perché non lo hai chiamato tu dato che sei arrivato a casa prima di me?” “Ma con chi credi di stare a parlare eh? Io sono stato tutto il giorno in carrozzeria a sgobbare ed è questo il ringraziamento?” “Io sono andato in giro a divertirmi invece!” “Capirai che fatica, il signorino è andato a lavorare oggi, vuoi un applauso? Sarà mica un lavoro quello che fai tu?” “Mi dai almeno il tempo di entrare in casa?” “Si ma muoviti che poi dobbiamo guardare sulla banca se mi sono arrivati certi bonifici” “Mi pareva strano, soldi soldi soldi, solo a quelli sanno pensare”, il ragazzo mormora fra se e se mentre se ne va verso la camera per diagnosticare il problema della connessione. “Che hai da sbuffare?”, il padre irrompe nella camera desideroso di far vedere chi porta i pantaloni in casa. Da quando il figlio ha un lavoro ed è economicamente indipendente sente di aver perso il controllo che aveva su di lui e la cosa lo manda in bestia. Cerca in ogni modo di attaccar briga come se volesse dimostrare qualcosa a se stesso. “Hai mai pensato che un apparecchio elettronico per funzionare abbia bisogno della corrente?”, sarcastico il ragazzo risponde a dovere. Oramai sa bene che il padre su di lui non ha più potere. E’ un po’come in quei documentari coi leoni nella savana: Il capobranco viene attaccato dal giovane leone desideroso di diventare il nuovo capo. Il rapporto tra padre e figlio è praticamente identico. “Cosa vuoi dire?” “Come puoi pretendere di usare internet se questo apparecchio, che tu, nella tua infinita ignoranza, sai benissimo essere fondamentale per la connessione, ha il filo dell’alimentazione staccato?” Accortosi dell’imbarazzante svista il padre gira i tacchi e torna verso la sala. “Muoviti a venire a mangiare che se no si fredda”, il ragazzo si compiace con se stesso per la lezione data al genitore e raggiunge la famiglia a tavola. Mentre prende posto si ricorda di qualche anno prima, quando dopo essere stato a Varese di nascosto per incontrare la sua biondina, rincasava (spesso e volentieri in ritardo sul coprifuoco pomeridiano), e si sedeva a tavola. A cena cercava di non dare troppe spiegazioni su cosa avesse fatto il pomeriggio, anzi, se possibile, cercava di schivare ogni qualsivoglia discorso coi genitori carcerieri. Loro non avrebbero certamente compreso le ragioni di quelle fughe, avrebbero invece cercato di ostacolarle con ogni mezzo, liquidandole come inutili e stupide perdite di tempo e di denaro.
Dopo cena, stringendosi nel suo piumino si ricongiungeva con quelli del parchetto, lasciava che il “demone” riprendesse possesso del suo corpo e tutti insieme aspettavano l’arrivo della 64 facendo progetti per la serata. Al capolinea della 14 si incontravano con ragazzi di compagnie amiche e aspettavano tutti insieme il tram. Quell’incontro per andare in città gli sembrava una scena uscita da “I guerrieri della notte”, la cosa un poco lo inorgogliva anche. Gli piaceva vedersi come la via di mezzo tra Ajax e Swan: forte di pugno, invincibile, ma anche sveglio di cervello. Infatti era lui che si sobbarcava la responsabilità di riportare tutta la compagnia a casa sana e salva a fine nottata.
Un piccolo siparietto che ci catapulta di nuovo in un nuovo flashback.
La storia cominacia a delinearsi bene nella mia testa, riesco a vederne una trama ben distinta e so già come farla proseguire.
Quello che mi manca realmente è una conclusione appropriata, ma del resto come farebbe ad essere diversamente. dal tronde deve ancora essere vissuta questa conclusione.
Raldi @ 11:24 | commenti (18)|
Non è strano come cambiano le persone.
Si cresce, è inevitabile, ma è di una tristezza infinita.
Mi sono accorto che scrivendo Nato Sbagliato mi sto raccontando. Sto scrivendo una vita di ricordi, un racconto scandito da episodi, allegri e tristi che ho vissuto.
E' un po' come mettersi a confronto con se stessi. Sembra di stare di fronte ad uno specchio che riflette la propria immagine ringiovanita.
E' triste come cosa. Rivedersi piccoli ai tempi della scuola. Ci si accorge che si è cambiati parecchio. Anche quando si prometteva di non cambiare mai. Si credeva ancora in valori genuini. E si vedeva il mondo in solo due colori Bianco e nero. E ora invece... si sono scoperte una marea di tonalità di grigio.
La malinconia certe volte mi assale mentre scrivo, e la cosa non mi è mai successa. Mi torna in mente il mio primo amore, e mi rendo conto di quanto bruciava dentro quel sentimento. Dei crampi alla bocca dello stomaco e di tutte quelle belle promesse sullo stare insieme per sempre.
Parole stupide in bocca ad un quindicenne che però ci credeva sul serio quando le diceva, e che ora porta una profonda cicatrice sul petto con il suo nome.
Tutto quello che è stato dopo si è avvicinato a quel sentimento ma non lo ha mai eguagliato in intensità di emozioni. Penso che non potrà mai tornare un covktail di sentimenti così bruciante.
Rileggo di vecchi amici e di fredde serate passate nel parchetto su quella panchina. Mi ricordo come ero e mi confronto con il me che sono ora.
Un cattivo elemento. Così mi vedeva la mamma della biondina, e infondo penso che non avesse tutti i torti. Ero uno spostato mentale, un teppista, eppure trattavo sua figlia come una principessa. Ho sempre pensato che fu lei a salvarmi da me stesso e farmi capire che un futuro c'era anche per uno come me.
Era qualcosa del genere tra di noi, lei tutta carina e pulita, io un rozzo scimmione non alla sua altezza.
Eppure insieme era una chimica perfetta. Almeno a me sembrava così. Il tempo poi dimostrò che mi sbagliavo.
Ma purtroppo si cresce, ci si lascia, si passa da una storia senza capo ne coda ad un'altra e intanto si finisce la scuola e arriva il momento di farsi una busta paga.
Si abbandonano i sogni semplici come quello di fare il meccanico di moto o di andare a vivere in montagna, per cosa?
Per un bonifico di 1000 euro al mese sul conto corrente ecco cosa.
Si comincia una nuova storia con una nuova ragazza impegnandosi nel cercare di farla funzionare a dovere (oramai l'amore ha cambiato completamente significato. E' svanita quella dolce illusione che rendeva tutto così magico quando avevi quindici anni), si cerca di mettere la testa a posto per costruire qualcosa di concreto (come vorrebbero i tuoi genitori), si ingoiano rospi come fossero caramelle, si abbassa la testa e si chiudono gli occhi per non vedere. E alla fine... ci si abitua.
Guardandosi allo specchio non si può che provare ribrezzo per se stessi. La nauesea comincia a farla da padrona.
Si cerca ogni singolo appiglio per dimostrare a se stessi che non si è caduti così in basso, e intanto ci si sistema per andare in ufficio bello e pulito, così magari raccimoliamo qualche 100 euro in più a scadenza contratto o almeno un misero rinnovo.
Non è così che vedevo me stesso proiettato nel futuro. Quel bambino nello specchio mi guarda con disgusto ed è come una pugnalata al costato.
Intanto il cervello macina pensieri come fossero chicchi di caffè. Si vede ogni paranoia amplificata, e ci si rende conto che bisogna fare qualcosa. Decidi di rimboccarti le maniche e sforzarti per realizzare uno dei tuoi desideri di sempre, almeno uno per creare la tua piccola felicita. Ti ritrovi messo davanti ad una scelta: Te stesso o i tuoi affetti, una domanda ingiusta.
Abbassi le orecchie e rimandi la scelta ad una data migliore. E intanto soffri. E nessuno sembra accorgersene e la cosa ti fa soffrire di più.
Ti domandi se ami troppo chi ti sta accanto e sei troppo buono, oppure se ami troppo poco e sei solo un egoista. La realtà è che neanche tu sai cosa sei.
Uno sfogo come tanti, oggi mi sento triste e malinconico, è uno di quei giorni in cui vorresti mandare a fanculo tutti e fare solo quello che ti rende felice.
Ti senti stanco e disgustato e decidi di dire le cose come stanno sperando (inutilmente) che sortiscano un qualsiasi effetto dirompente che ti cambi la vita.
Chiedo scusa a me stesso e a voi lettori.
Raldi @ 11:23 | commenti (27)|
... Il povero Raldi non può far altro che ciondolare amaramente sul divano.
Cerca di passare il suo tempo leggendo riviste e guardando il film di snowboard dell'anno.
E' quasi masochismo l'essere relegato in casa e farsi del male con simili immagini

Dalla sua cuccia di tanto in tanto butta un rapido occhio su facebook e sul suo blog. Alla vista di certe immagini la sua fantasia vola alta. Parecchio alta

Guardando fuori dalla finestra vede un cielo che poche volte Milano riesce a regalargli. E lui non può uscire a goderselo.
Gli ricorda il cielo di Les Deux Alpes ad agosto.

Il programma per questa sera era già pronto: Sarebbe andato ad arrampicare in palestra e poi via di corsa alla festa Burton per rincontrare alcuni della combricola di Les Deux Alpe

Invece è costretto a rimanere in casa. Occupa il suo tempo organizzando le sue prossime uscite in montagna.
Voci di corridoio sul faccialibro dicono che al Passo del Tonale sono già caduti 30 centimetri di neve, il che lo fa sognare per la stagione in arrivo.
Lo zaino è pronto e l'attrezzatura è ben sistemata in attesa della prima buona occasione per correre in montagna (che sia una semplice passggiata o un'arrampicata o una discesa in neve fresca poco importa al giovane, l'importante è stare nel suo ambiente preferito).

Non resta quindi altro da fare che poggiare la tesa sul cuscino e infilarsi sotto la copertina augurandosi di guarire in fretta.

Accucciato nel suo giaciglio il giovane sorride mentre sonnecchia felice. Starà sognando qualche cima innevata o qualche pendio accarezzato dal vento (O magari un calda e squisita polenta con lo spezzatino in baita con un bicchiere di vino, dopo una giornata passata al freddo in mezzo alla neve).
In ogni caso, qualsiasi cosa stia sognando, sicuramente il suo sogno comincia così

Una valigia con lo stretto indispensabile per un lungo viaggio, e tutta la sua attrezzatura per fare ciò che più lo fa sentire bene.
Chissà quali avventure lo attenderanno dopo questa fastidiosa incombenza della malattia che lo tiene bloccato in casa?
Raldi @ 16:26 | commenti (17)|
... ingoiare una pastiglia con il mal di gola?
Io ho appena fatto quest'orribile esperienza circa venti minuti fa, e tutt'ora il dolore persiste vivo e allegro nella mia gola.
Esatto, il vostro amato bloggher è ammalato!
Prima che vi facciate prendere dal panico da contagio, No, non è la suina. E' solamente un cazzo di mal di gola, che si sta trascinando dietro tutti i suoi strascichi del caso (naso che cola quantità indiscrevibili di una sostanza giallognola e appicicaticcia, male alle orecchie, un mal di testa che mi fa venir volgia di prendere a testate il separeo dell'ufficio, e chi più ne ha più ne metta)
E' da domenica che ste casso di placche in gola mi stanno assediando, e tra l'altro ieri avevo anche l'annuale visita medica per l'abilitazione a fare agonismo.
Tra il mio stato di convalescenza e l'incapacità della para-infermiera (mi rifiuto di chiamarla infermiera) filippina è stata un'impresa riuscire a passarla.
Para-infermiera filipiina (pff): Quando ielo dico soffi forte nel tubetto
Raldi: Si capito
pff: Soffi
R: fuuuu
pff: Non basta, rifacciamo
R: fuuuuuuuuuu
pff: Non le avevo dato il via...
R (già con un bronco in gola): va bene
pff: Ok ora...
R: fuuuuuuuuuuuuuuuuuu
pff: Non basta, un'altra volta se no non potrà passare l'esame
R: Se va beh, mi faccia prendere bene fiato...
Pff: Ora!
R: FUUUUUUUUUUUUUUUU
Pff: Complimenti, questo si che era giusto
R: ...
pff: Si sente bene?
R: ...
Poi ovviamente è stata la volta del sottosforzo, che praticamente consiste in un elettrocardiogramma prima e dopo lo sforzo.
Il problema è che lo sforzo consiste nell'andare su e giù da un gradino alto quanto la mia coscia, a piedi nudi, quindi dopo un po' non tanto per la fatica quanto per il dolore ai piedi non ce la fai più a fare su e giù. Dopo 3 minuti di dolore ai piedi devi correre sul lettino, farti attaccare tutti i tubetti e stare immobile. E fin qua nulla di complicato, non fosse che l'infermiera idiota non riesce a far attaccarmi quesi benedetti tubetti al petto.
E quindi ho dovuto rifare l'esame tre volte, sforzo e dolore ai piedi compreso.
poi è stata la volta dell'esame degli occhi, e ho avuto la riprova di quello che sospettavo da un po di tempo.
Mi è calata la vista!
Dai miei 11/10 di cui andavo più che fiero, a un misero 9/10 (secondo il tabellone del medico).
Il fatto è che ad esempio ho notato che se devo mettere a fuoco delle scritte distanti ho bisogno di un po più di tempo per renderle leggibili. Ad esempio coi cartelli per strada. Seconod me è colpa del mio lavoro davanti al pc...
Raldi @ 10:25 | commenti (12)|
Come vi avevo promesso sono ritornato sul racconto e lo ho (a mio parere) migliorato.
Penso sinceramente che ora la cosa possa soddisfare i lettori più esigenti (Optical è esclusa dalla lista dei lettori esigenti).
In questa settima puntata faremo un balzo nel presente, un piccolo intramezzo (se vogliamo anche ironico) per raccontare uno spaccato della vita presente del nostro eroe.
Il quadro del racconto oramai è ben fisso nella mia mente (approssimativamente).
Vi ricordate? Avevamo lasciato il nostro giovane "eroe" sul treno per Varese durante una delle sue fughe del sabato pomeriggio. Ma non ci perdiamo in chiacchere e via con il settimo episodio.
Alla stazione di Varese trovava finalmente la sua biondina, e tutto si sistemava. Passeggiavano ore e ore mano nella mano su e giù per il corso, dentro e fuori dai negozi, nel centro commerciale, al McDonald’s, in gelateria e al mini golf.
Purtroppo però alla sera si finiva inevitabilmente di nuovo alla stazione. Lei singhiozzava. Lui cercava di consolarla e tirarle su il morale, quando avrebbe avuto bisogno di essere confortato lui stesso.
Saliva sul treno come un condannato a morte sul patibolo. Prendeva posto su una poltrona e poi parlava con la biondina attraverso il finestrino, per quei pochi istanti prima della partenza.
Il viaggio di ritorno era diverso da quello di andata, non vedeva più nessuno di quel suo immaginario piccolo esercito di innamorati (se li era ormai figurati vittoriosi e trionfanti che giacevano con le loro compagne e compagni in un caldo letto davanti al fuoco, un pensiero molto romantico).
Su quel treno c’erano soltanto ragazzi diretti in discoteca. Scendevano a Milano per abbracciare ciò da cui lui tentava di sfuggire. La notte cominciavano a inghiottire il panorama e quell’avanzata verso l’inferno era sempre troppo veloce. Neppure le decorazioni natalizie sparse per la città lo tiravano su di morale, anzi lo rendevano triste a malinconico.
“Il natale, certo che manca ancora parecchio a natale”, seduto sulla sua sedia da ufficio, il ragazzo si dondola distrattamente fissando il soffitto. Mani dietro la nuca e una biro che gli pende dalla bocca.
“Che diavolo hai detto?”, il vicino di scrivania, notando che il ragazzo stava parlando, si leva le cuffiette dalle orecchie con fare scocciato.
“No, dicevo… manca ancora un bel po’a natale”, le parole del vicino lo riportano bruscamente alla realtà dell’ufficio, si sistema sulla sedia e accende il pc.
“Secondo me tu ti droghi! Ma di roba bella pesante mi sa”
“Se vuoi ti faccio conoscere il mio pusher, ti farebbe bene anche a te un poco della mia droga”
“No grazie, la cocaina non fa per me”
“E chi ha mai parlato di cocaina?”
“Neppure la marijuana e le anfetamine mi piacciono”
“Ma che cazzate vai sparando?”
“Minchia vai giù di eroina? Sei messo male allora”
“Comunque secondo me, quello si droga di brutto”
La giornata al lavoro non può che passare come al solito: Accensione del pc, rapida carrellata di tutti i siti di interesse personale (facebook, blog personale e di altri conoscenti virtuali, corriere della sera e infine un veloce controllo di un portale di snowboard al quale è iscritto), dopo si comincia con il lavoro vero e proprio (Ovviamente dopo aver messo su le sue cuffiette e aver fatto partire della buona musica): comincia a digitare sulla tastiera righe e righe di codice, fermandosi solamente per andare in bagno o per aspettare il caricamento delle pagine sul computer (di solito occupa questi tempi morti buttando qualche occhiata a facebook e a qualche giochino online). Finito un progettino o arrivato ad una tappa intermedia si prende una breve pausa per sgranchirsi le gambe e poi il tutto ricomincia da capo fino all’orario di pranzo. In pausa si concede qualche partitella a calcio balilla nella sala giochi del vicino centro commerciale e qualche divertente scambio di battute coi colleghi.
Dopo la pausa si ricomincia fino alle sei di sera, orario in cui schizza fuori dall’ufficio come un centometrista alla partenza della gara.
Riapre il suo monopattino, si calca per benino il cappellino di paglia sulla testa e parte dandosi un paio di spinte.
“Sto cazzo di tempo, sta mattina si moriva di caldo e ora fa quasi freddo. Dopotutto è anche giusto così dato che siamo ad ottobre oramai”.
Solito lungo viaggio in metrò condito con la lettura di qualche buon libro (il signore degli anelli nel caso specifico) e arrivo a casa per l’orario di cena.
Raldi @ 16:36 | commenti (10)|
Voi non ci crederete, ma io mi sono anche impegnato:
Raldi: "Dai sabato mattina passo a prenderti e andiamo a Riva del Garda alla BlogFest"
LordMics: "Ma non so... dovrei anche uscire con una ragazza..."
R: "Ma che te frega, tanto non te la da!"
LM: "Come sei frivolo..."
R: "Sabato sono da te alle 10 e 30 vedi di essere puntuale non come tuo solito"
LM: "E va bene... andiamo a sto raduno di Nerd"
Sabato mattina mi sono svegliato presto e mi sono anche vestito in maniera decorosa, lo so che tanto saremmo andati ai vari BarCamp e non erqa necessario un abbigliamento elegante, ma almeno ho lasciato a casa pantaloncini e cappello di paglia.
E così alle 10 e 30 ero puntuale sotto casa del buon Lord Mics
LM: "Quanto ci vuole per arrivare?"
R: "Il TomTom dice 2 ore e mezza ma appena entriamo in autostrada pigio sul pedale del gas e risparmiamo almeno un'oretta"
LM: "Bene... saremo su per orario di pranzo... ho già fame"
Si noti che Lord Mics ha avuto per tutto il viaggio e buona parte della giornata il naso che sgocciolava sangue dato che si è tagliato nel farsi la barba.
Ad un certo punto volevo quasi fermarmi al pronto soccorso per non vederlo morire dissanguato.
LM: "Hai letto quel cartello luminoso?"
R: "..."
LM: "Allora? Hai Letto?"
R: "Dio..."
LM: "Sei kilometri di coda a Seriate... ci stiamo facendo sei kilometri di coda per andare ad un raduno di nerd te ne rendi conto?"
R: "Vorrà dire che ti offrirò un bacio dalla dottoressa Dania alla bancarella dei baci quando arriviamo ok?"
LM: "Sempre se arriviamo... e se non muioio dissanguato prima"
R: "Vedi di non sgocciolarmi sul sedile che ho appena pulito la macchina!"
Usciti dalla coda la viabilità ha continuato ad andare a singhiozzi e anche le conversazioni sulla macchina cominciavano a degenerare.
LM: "Se uscivamo a Bergamo potevamo andare a trovare quella mia amica... di sicuro ci avrebbe alietato la giornata"
R: "Stai scherzando vero? Quella specie di scaldabagno con le maniglie dell'amore al massimo poteva finire di rovinarci la giornata"
LM: "Come sei schizzinoso. In tempo di carestia ogni buco è galleria, diceva il saggio"
R: "Non è che la cosa mi faccia venir voglia di conoscere quel roito!"
LM: "Va beh, io ho fame. E' già mezzogiorno e dobbiamo ancora arrivare a Peschiera del Garda!"
Dopo qualche minuto il TomTom ci avverte di uscire tra due Kilometri, proprio a Peschiera del Garda.
LM: "No aspetta... ma mancano 80 kilometri all'arrivo"
R: "E allora?"
LM: "Stiamo uscendo dall'autostrada, significa che saranno 80 km di provinciale..."
R: "Conosci strade alternative? Io non sono mai stato a Riva del Garda quindi mi affido al TomTom"
Proprio in quel momento ci passa sopra un'indicazione stradale con scritto "Parchi del Garda" e subito dopo la pubblicità: Gardaland
LM: "..."
R: "..."
LM: "Perchè non parli?"
R: "Ho paura di quello che potrei dire, e tu?"
LM: "Credo che tu stia pensando la mia stessa cosa?"
R: "Ma... la BlogFest, i Nerd, la Dottoressa Dania, Macchianera, avevo promesso che sarei stato un bloggher migliore. Mi sarei ripulito e sarei diventato serio!"
LM: "Si hai ragione... dai andiamo alla BlogFest"
R: "..."
LM: "Guarda che il TomTom diceva di andare dritto, perchè hai girato?"
R: "Saremo dei bloggher seri... da Lunedi, Prezzemolo ci aspetta"
E così siamo finiti sulle varie attrazioni del parco divertimenti, c'era poca gente e siamo riusciti a girarlo tutto, tanto da star male e da barcollare come ubriachi attendendo di salire sulla prossima giostra.
Sta mattina ho fatto l'esperienza di collegare il mio cellulare a internet per aggiornare facebook, giusto per continuare nel voler rendere più tecnologica la mai vita. Dopo aver aggiornato avevo speso 3 euro e 65, nonostante ho attiva una promozione che dovrebbe farmi pagare solo 29 cent...
Più tardi chiamerò il 190 e minaccerò di aprire un gruppo su facebook, in puro stile Nerd
Raldi @ 11:44 | commenti (11)|
... per i più apprensivi: No, non sono stato licenziato, e non sono cambiamenti di genere sulla mia vita personale.
Probabilemente i lettori più attenti lo avevano già percepito, io in più di un'occassiono lo avevo adombrato (o minacciato a seconda dei punti di vista).
A breve (ma conoscendo i miei tempi neanche così tanto breve), questo blog chiuderà!
Immagino gli svenimenti, le crisi di panico gli strilli convulsi che dilagano per il web.
Non vi preoccupate, non me ne vado. Solamente mi voglio imbarcare in una grande esperienza, e spero che voi (miei fedelissimi lettori) mi seguiate quando sarà il momento.
Ho intenzione di investire qualche eurino nell'acquisto di un dominio, e di svilupparmi un blog personale da me. Sfruttando le conoscenze tecniche che il mio lavoro e un pochino anche i miei studi mi hanno messo a disposizione voglio creare qualcosa di buono e di allettante anche per voi cari lettori.
Per come l'ho pensata sarà un'esperienza a 360°, forse un progetto un poco megalomane, ma voglio creare qualcosa di professionale e serio, che si distacchi parecchio da alcuni miei post passati che (sarò io il primo a dirlo) possiamo definire tranquillamente "web spazzatura".
Ma non vi preoccupate troppo, il tutto è ancora un qualcosa di fumoso che vaga nel mio lato creativo del cervello, deve prendere ancora forma su carta e poi sull'hard-disk del mio pc (che prossimamente subirà formattazione), e solo poi in rete.
Quindi per un pochino di tempo mi vedrete ancora girovagare su questi canali, e proverò ancora per un po di tempo la nuova piattaforma di splinder. E poi dovrò cercare una persona che ne capisca di grafica web per aiutarmi a progettare il mio nuovo blog e per fare una bella grafica. Ci sono candidati in sala?
Dai su ditemi, cosa ne pensate di questa idea? Cosa ne pensate di un Raldi in versione 2.0 ripulito serio (ma a chi ci crede sulla serietà, certo sarò molto più arguto e ricercherò un linguaggio più pulito prometto)
Dai dai, ditemi, sono curioso
AGGIORNAMENTO DELL'ULTIM'ORA
Sul filone del mio voler ripulirimi blogghisticamente e via dicendo, proprio per andare ad evolvermi nel Raldi v. 2.0, sabato pomeriggio mi potrete trovare a girovagare per la BlogFest 2009 a Riva del Garda, in compagnia del buon Lord Mics.
Se qualcuno dei lettori abituè o dei passanti occasionali per queste pagine si trovasse a vagare in quel Riva del Garda sabato 03 ottobre (cioè domani) ci può trovare in giro per i numerosi eventi e BarCamp, in particolare penso che potrete trovarci a curiosare all'ErotiCamp, dove sarebbe praticamente blasfemo non fermarsi.
Va bene ripulirsi e tutto, ma in fin dei conti Raldi è pur sempre Raldi.
Raldi @ 11:07 | commenti (7)|
Cominciavate a sentirne la mancaza eh?
Lo immaginavo, e così vi ho preparato un bel pacchettino con il sesto episodio.
Nello scorso episodio il nostro buon "eroe" è stato trascinato dalle brutte compagnia verso la droga e l'alcol. Dalla prima ne è venuto fuori senza troppi problemi e guadagnandoci anche qualche soldo, ma il secondo vizio invece sembra essere più duro a morire.
In questa sesta puntata cercherà di trovare una soluzione a tutti i suoi problemi, vediamo come.
Il passo dopo era breve: prossima fermata Navigli. Centro nevralgico della movida milanese. Quelli che venivano dalle periferie convergevano li per bere, fumare e per un divertimento sfrenato. Posto ideale per cercar guai e per farsi qualche bevuta in compagnia di belle ragazze con cui flirtare.
Nella sua testa però rimbombava sempre quel bisogno di libertà.
Le “sgrille”, così le chiamavano i suoi compagni, che conosceva sui navigli, quelle che si facevano offrire un cocktail al bancone del locale e che gli raccontavano la loro vita (genitori oppressivi, ragazzo troppo possessivo e tremendo bisogno di apparire erano le caratteristiche più comuni a quelle ragazze) gli sembravano così vuote rispetto alla sua biondina. Era proprio cotto quel pollastro. Era convinto che la sua donna fosse diversa e unica. Una rara gemma in mezzo a un mucchio di pietre senza valore alcuno.
Cominciò a cercare un modo per poter raggiungere il suo paradiso dei sensi ogni volta che ne aveva bisogno. Il suo motorino era un'ottima alternativa, ma il viaggio risultava massacrante, soprattutto nelle giornate fredde, e anche complicato da nascondere ai genitori. Inoltre quel suo vecchio Malaguti Firefox non era proprio il mezzo più affidabile per uno spostamento del genere.
Alla fine optò per il treno.
Il sabato, appena finito di pranzare, sgusciava fuori casa cercando di dare il minor numero di spiegazioni possibili e andava alla fermata dell’autobus ad aspettare l’arrivo del 321 o del 322.
In metrò le prime volte si sentiva spaesato: il sabato pomeriggio quelli che prendevano la metropolitana erano per lo più ragazzi diretti in centro o verso qualche discoteca pomeridiana. Tutte enormi compagnie di ragazzi, e lui era terribilmente solo.
In qualche occasione gli era capitato di trovarsi nello stesso vagone con qualcuno che aveva già incontrato sui navigli durante qualche bagordo post serata alcolica coi compagni del parchetto. Gente con la quale magari aveva avuto qualche diverbio non solo verbale, ma che in questo momento era in evidente superiorità numerica. In certi casi cercava di non dare nell’occhio, per non doverli affrontare. Ma in un paio di occasioni aveva dovuto difendersi coi pugni aspettando di arrivare finalmente a Cadorna.
Il viaggio in treno poi era fantastico, gli piaceva giocare al globe trotter, lo faceva sentire libero, indipendente e gli dava un assaggio di avventura. La stessa avventura che qualche anno più tardi si sarebbe a poco a poco trasformata nella sua principale fissazione cerebrale, spingendolo a una ricerca spasmodica.
Sul treno poteva rilassarsi, qui non c’erano ragazzi da cui difendersi. Seduto su quelle carrozze il suo stato d’animo e il suo umore cominciavano a cambiare e a distendersi.
Era affascinato dal panorama della città che scorreva fuori dal finestrino e che via via andava allontanandosi. I palazzoni, le strade trafficate, i muri con i graffiti, lasciavano posto a villette, prati di campagna e in lontananza si riuscivano anche a vedere le montagne. Era come uscire da una bolgia infernale e scoprire il purgatorio.
Sul treno studiava accuratamente tutti i passeggeri: abiti, movimenti, fisico e azioni. Si lasciava rapire dai dialoghi tra le persone sedute vicino a lui, mentre la sua fervida immaginazione si figurava la vita di chi gli stava accanto: Studenti universitari di ritorno dalle lezioni, commesse del centro che avevano finito il turno di lavoro, vecchiette che andavano alla casa sul lago, e soprattutto, ragazzi e ragazze (per lo più ragazze) che, come lui, migravano verso Varese per incontrare amici, fidanzati o ragazze conosciute in discoteca il week end prima o su internet. Se li era figurati come suoi simili, tutti in fuga dall’inferno. Un minuscolo esercito di trote, innamorate e sognanti, che risaliva la corrente per scappare da quel centro d’attrazione giovanile e di degenero che era la città grigia.
Scusate se in questo episodio ho dovuto un po abbondare con le parole, ma era importante. Queste frasi mi ricordano uno dei periodi più romantici della mia vita. Prendere quel treno per me era tutto all'epoca. Significava scappare, significava sentirsi adulto, significava essere indipendente e significava (nel mio piccolo) avventura.
Quante persone ho conosciuto e quante cose mi son successe su quel treno. La mia immaginazione vagava a più non posso cercando di colmare l'immensa curiosità mossami dalla vista di tutte quelle persone.
La stazione poi era un luogo magico, ma di questo parleremo nel prossimo episodio
Raldi @ 15:32 | commenti (20)|