Utente: Raldi
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classe 1989 piacere di conoscerti!!! Semplicemente un idiota qualunque con un computer, un cuore, una mente confusa, un blog e parecchi sogni che sfumano giorno dopo giorno. Perchè dovrebbe interressare quello che scrivo? Perchè ho la pretesa di nascondere sempre un messaggio dietro le mie parole
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mercoledì, 23 settembre 2009
Nato sbagliato - sesta parte

Cominciavate a sentirne la mancaza eh?
Lo immaginavo, e così vi ho preparato un bel pacchettino con il sesto episodio.
Nello scorso episodio il nostro buon "eroe" è stato trascinato dalle brutte compagnia verso la droga e l'alcol. Dalla prima ne è venuto fuori senza troppi problemi e guadagnandoci anche qualche soldo, ma il secondo vizio invece sembra essere più duro a morire.
In questa sesta puntata cercherà di trovare una soluzione a tutti i suoi problemi, vediamo come.

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Il passo dopo era breve: prossima fermata Navigli. Centro nevralgico della movida milanese. Quelli che venivano dalle periferie convergevano li per bere, fumare e per un divertimento sfrenato. Posto ideale per cercar guai e per farsi qualche bevuta in compagnia di belle ragazze con cui flirtare.
Nella sua testa però rimbombava sempre quel bisogno di libertà.
Le “sgrille”, così le chiamavano i suoi compagni, che conosceva sui navigli, quelle che si facevano offrire un cocktail al bancone del locale e che gli raccontavano la loro vita (genitori oppressivi, ragazzo troppo possessivo e tremendo bisogno di apparire erano le caratteristiche più comuni a quelle ragazze) gli sembravano così vuote rispetto alla sua biondina. Era proprio cotto quel pollastro. Era convinto che la sua donna fosse diversa e unica. Una rara gemma in mezzo a un mucchio di pietre senza valore alcuno.
Cominciò a cercare un modo per poter raggiungere il suo paradiso dei sensi ogni volta che ne aveva bisogno. Il suo motorino era un'ottima alternativa, ma il viaggio risultava massacrante, soprattutto nelle giornate fredde, e anche complicato da nascondere ai genitori. Inoltre quel suo vecchio Malaguti Firefox non era proprio il mezzo più affidabile per uno spostamento del genere.
Alla fine optò per il treno.
Il sabato, appena finito di pranzare, sgusciava fuori casa cercando di dare il minor numero di spiegazioni possibili e andava alla fermata dell’autobus ad aspettare l’arrivo del 321 o del 322.
In metrò le prime volte si sentiva spaesato: il sabato pomeriggio quelli che prendevano la metropolitana erano per lo più ragazzi diretti in centro o verso qualche discoteca pomeridiana. Tutte enormi compagnie di ragazzi, e lui era terribilmente solo.
In qualche occasione gli era capitato di trovarsi nello stesso vagone con qualcuno che aveva già incontrato sui navigli durante qualche bagordo post serata alcolica coi compagni del parchetto. Gente con la quale magari aveva avuto qualche diverbio non solo verbale, ma che in questo momento era in evidente superiorità numerica. In certi casi cercava di non dare nell’occhio, per non doverli affrontare. Ma in un paio di occasioni aveva dovuto difendersi coi pugni aspettando di arrivare finalmente a Cadorna.
Il viaggio in treno poi era fantastico, gli piaceva giocare al globe trotter, lo faceva sentire libero, indipendente e gli dava un assaggio di avventura. La stessa avventura che qualche anno più tardi si sarebbe a poco a poco trasformata nella sua principale fissazione cerebrale, spingendolo a una ricerca spasmodica.
Sul treno poteva rilassarsi, qui non c’erano ragazzi da cui difendersi. Seduto su quelle carrozze il suo stato d’animo e il suo umore cominciavano a cambiare e a distendersi.
Era affascinato dal panorama della città che scorreva fuori dal finestrino e che via via andava allontanandosi. I palazzoni, le strade trafficate, i muri con i graffiti, lasciavano posto a villette, prati di campagna e in lontananza si riuscivano anche a vedere le montagne. Era come uscire da una bolgia infernale e scoprire il purgatorio.
Sul treno studiava accuratamente tutti i passeggeri: abiti, movimenti, fisico e azioni. Si lasciava rapire dai dialoghi tra le persone sedute vicino a lui, mentre la sua fervida immaginazione si figurava la vita di chi gli stava accanto: Studenti universitari di ritorno dalle lezioni, commesse del centro che avevano finito il turno di lavoro, vecchiette che andavano alla casa sul lago, e soprattutto, ragazzi e ragazze (per lo più ragazze) che, come lui, migravano verso Varese per incontrare amici, fidanzati o ragazze conosciute in discoteca il week end prima o su internet. Se li era figurati come suoi simili, tutti in fuga dall’inferno. Un minuscolo esercito di trote, innamorate e sognanti, che risaliva la corrente per scappare da quel centro d’attrazione giovanile e di degenero che era la città grigia.

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Scusate se in questo episodio ho dovuto un po abbondare con le parole, ma era importante. Queste frasi mi ricordano uno dei periodi più romantici della mia vita. Prendere quel treno per me era tutto all'epoca. Significava scappare, significava sentirsi adulto, significava essere indipendente e significava (nel mio piccolo) avventura.
Quante persone ho conosciuto e quante cose mi son successe su quel treno. La mia immaginazione vagava a più non posso cercando di colmare l'immensa curiosità mossami dalla vista di tutte quelle persone.
La stazione poi era un luogo magico, ma di questo parleremo nel prossimo episodio


Raldi @ 15:32 | commenti (20)|

venerdì, 18 settembre 2009
Benvenuti al CAI di Milano

Innanzitutto comincerei con il chiedervi una cosa: Che cazzo è successo alla home di Splinder? Ho avuto un mezzo colpo quando ho visto apparirmi sta roba tutta stilosa, mo devo un po capire come funziona anche la pagina degli editor e dei tag che ho appena notato esserci scritte in ogni dove.
Ma veniamo al punto:

Mercoledì sera sono andato alla presentazione del corso di arrampicata organizzato dal
CAI di Milano presso la scuola CAI SEM per vedere come era strutturato il corso e per proseguire con l'iscrizione e gli incartamenti vari.
Pensavo che ad un corso del genere avrei trovato i soliti 4 studentelli universitari appassionati di montagna che volevano trovare qualcosa da fare nelle loro serate in città. Invece mi sono ritrovato a condividere una manciata di metri quadri con 75 persone (intenzionati ad iscriversi) e relativi accompagnatori non interessati al corso.
Li per li penso che sia una cosa abbastanza rinomata se attira così tanta gente e che sia anche seria come cosa; poi mi vedo entrare l'oratore: Bavaria da mezzo litro in mano, sorseggia allegramente aspettando i ritardatari. Il che comincia a dirla lunga...
Si avvicina al proiettore per far partire un filmato introduttivo e si ritrova a litigare con il pc lento (farei notare che è il suo personale), e via giù a chiamare a raccolta buona parte del firmamento e di tutti i santi, madonna inclusa.
Dopo il filmato si passa a guardare le foto e al suo discorso (anche qui problemi con le foto che "andavano avanti da sole"), dove ci delizia per un buon tre quarti d'ora su ciò che questo corso non è (la bavaria da mezzo litro intanto è ancora ben salda nella sua mano e di tanto in tanto la utilizza per bagnarsi la gola)
Nel mentre ritiene che sia utile renderci anche partecipi del fatto che il corso ha subito una variazione di prezzo da 200 euro a 180, pavoneggiandosi per l'abbassamento di costo.
Ma ci dice anche che il numero dei partecipanti è chiuso (notizia del tutto nuova, infatti tutti si sono guardati intorno un po sgomenti) e che i posti sono solo 14 (che con 75 aspiranti cominciano a diventare un po pochini non torvate?).
Ci viene dato da compilare un modulo (con domande scherzose che lasciano il tempo che trovano) dove dobbiamo scrivere se abbiamo già seguito corsi e se abbiamo arrampicato (personalmente ho trovato più che utile lo scrivere che ho già arrampicato in falesia arrivando a fare un 5c da secondo, che non è proprio pochino per un principiante) e poi veniamo messi in fila.
Una lunghissima fila durata più di un'ora e venti, per prendere parte ad un colloquio in base al quale verremo selezionati.
Il colloquio è ambientato nella più totale confusione, amici di vecchia data che entrano e salutano gli organizzatori, la Bavaria da mezzo litro ben salda nelle mani dei responsabili e la presenza di lattine accartocciate ad indicare che una buona dose di Bavaria era già stata bevuta. Tutto in un bel clima molto "volemose bene, che se mi state simpatici vi porto ad arrampicare".

Perchè in effetti il colloquio si basa su questo:
"Come ti chiami?"
"Ah fai judo a livello agonistico, quindi bisogna prenderti per forza" (tra l'altro in più di un'occasione ha menzionato i corsi di judo con un certo disprezzo, anche nel modulo d'iscrizione)
"Hai già arrampicato, dove?"
"Hai fatto un 5c da secondo, l'obbiettivo di questo corso è arrivare a fare un 5c da primo senza problemi e poi proseguire. Ma come lo hai fatto il 5c... appendendoti?" (battuta che non ho ben capito ma va beh)
"Se passerai la selezione domani ci setiamo via mail"
(si noti che con le ragazze di bella presenza il colloquio era un tantinello più approfondito, per questo la fila è stata così lunga)
E basta...

Ieri ricevo la mail che mi informa che non sono stato ammesso al corso (cominciavo anche a non sperarci più in questa mail) dove si scusano se per caso qualcuno che era intenzionato a seguire il corso con impegno (no io mi iscrivo tanto perchè avevo 200 euro che mi avanzavano e non sapevo dove buttarli) non è stato preso, ma così vanno le cose.
La cazzata finale è stata quella di aver reso visibile nella mail l'indirizzo di tutti i partecipanti esclusi (la privacy non sappiamo manco dove sta di casa).
Infine ci informava che ieri sera il CAI di Cinisello Balsamo faceva la presentazione del suo corso di arrampicata. (Allora mi vuoi prendere per il culo... dillo che ti diverti)

Ora io come altri si pensava che il CAI di Milano, avesse una certa organizzazione ben fatta. Che riuscissero a fare dei corsi ben sviluppati e che soprattutto non facessero dei corsi mini (14 persone manco una sezione di periferia li fa così piccoli) o che, almeno lo avrebbero scritto da qualche parte che avrebbero preso solo 14 persone.

Detto questo ho deciso che mi cercherò una palestra diversa dove seguire un corso e mi sono rimesso alla ricerca trovandone una FASI che forse fa al caso mio. Ora attendo informazioni sui loro corsi.

Un bello schifo grazie CAI di Milano


Raldi @ 10:44 | commenti (17)|

martedì, 15 settembre 2009
Nato sbagliato - quinta parte

Benvenuti cari lettori alla quinto appuntamento con il nostro giovane "eroe", se così possiamo chiamarlo.
Oramai è approdato alle scuole superiori, il primo anno scivola via con gli episodi che abbiamo letto nella quarta puntata, arrivano le vacanze estive e con loro una sorta di effimera felicità fugace, e poi il ritorno in città.
Vi lascio alla lettura della quinta parte senza svelarvi altro

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Passò quell'anno scolastico e finalmente arrivo l'estate. Lavorò nella carrozzeria paterna (altra trappola diabolica che gli torturava la mente), per racimolare abbastanza soldi, e poi finalmente, sarebbero stati solo lui e la sua biondina.

Quando era li con lei e i suoi amici cambiava radicalmente, non era più quel rifiuto della società che i professori vedevano, anzi era affabile, socievole e molto tranquillo. Il suo piccolo paradiso lo trasformava. Come un drogato in crisi di astinenza che riceveva la sua dose, anche lui si rilassava facendo grandi sorsate di libertà.
I suoi carcerieri ovviamente non lo capirono, e lo trascinarono via a metà della vacanza per portarlo al mare con il resto della famiglia. Azione che scatenò in lui un profondo odio per l'ambiente marino negli anni a seguire.
Tutto tornò come prima, il sangue alla testa, la voglia di fuga, l'oppressione, quella morsa al petto che gli toglieva il respiro quando pensava al suo piccolo paradiso dei sensi.
Con settembre alle porte la sua furia nei confronti del genere umano era ormai alle stelle. Il primo giorno di scuola all'ingresso si era ritrovato con tutta la combriccola dell’anno prima. Adesso sarebbero stati loro a comandare, nonostante fossero solo di seconda. Per loro si prospettava un futuro intriso di sadico divertimento, e violenza ai più deboli, sempre per quella legge del dover ostentare quella presunta virilità da quattro soldi.
Entro novembre aveva già finito lo spazio per le comunicazioni alle famiglie sul libretto scolastico. Questo ovviamente non migliorava la situazione nella casa/galera.

Ben presto girando con certe compagnie era inevitabile che finisse nella zona dei bagni intento a “rollarsi un cannone”, come dicevano i suoi amici.

L'erba però non lo riuscì mai a prendere seriamente, non gli piaceva il dover spendere tutti quei soldi per pochi istanti di sballo cerebrale. Anzi, la utilizzava come utile mezzo di sostentamento. Comprava la maria a prezzo scontato dai ragazzi più grandi e la rivendeva ai suoi compagni di scuola. A volte, quando sapeva che c’era in ballo l’organizzazione di un festino anticipava i soldi per l’acquisto dell’erba necessaria, e poi, d’accordo con gli organizzatori, si rifaceva sugli invitati che ne fruivano. Ricavava così un lauto compenso per se e per i suoi compagni, senza neppure toccare l’erba. Un vero e proprio businessman della periferia.

Un bel giorno mollò tutto. Regalò le sue ultime cartine ad un amico del parchetto insieme ai cinque grammi che gli avanzavano. Lo avviliva la vista dei suoi amici rincoglioniti sulle panchine del parchetto, e soprattutto l’idea che era stato lui il tramite per l’acquisto. Anche la visita dei cani (i carabinieri) nella compagnia dei ragazzi più grandi non era comunque una ragione da trascurare (stava imparando a farsi furbo).

Gli insegnamenti paterni lo avevano salvato da quel mondo di droghe leggere che, per alcuni dei suoi compagni, sarebbe sfociato, negli anni successivi, in quello della polverina bianca, delle pasticche e delle siringhe.

Diverso invece era per il bere, quello gli piaceva. In una sera al parchetto era capace di scolarsi bottiglie intere di birra. E a pranzo invece, innaffiava le sue bistecche con abbondanti quarti di rosso. L’alcol era meno costoso, facile da trovare, e se preso per il verso giusto ti garantiva una intera serata di bagordi.

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Come al solito, sono curioso di avere le vostre impressioni, le vostre opinioni e i vostri commenti.
Vi devo svelare che inizialmente non avrei dovuto pubblicare la quinta parte di Nato Sbagliato, ma un post di quelli belli carichi ed incazzosi che parlavano di amore, egoismo, sogni e belle speranze che si infrangono e soprattutto di incomprensioni. Le parole che però sono scaturite dalla mia tastiera non erano per nulla esaurienti e quindi ho pigiato il tastino canc e lo ho tenuto premuto fino ad eliminare tutto.
Ho deciso di buttarmi sul racconto ripulendo la quinta parte e pubblicandovela. Ripercorrendo così qualche vecchio ricordo di un passato felice, infelice e spensierato.


Raldi @ 13:23 | commenti (14)|

lunedì, 07 settembre 2009
L'estate oramia è finita

Qualcuno di voi se ne sarà già accorto spero. Oppure sono io che sto ammattendo.
Con questa settimana è ufficialmente iniziato quel periodo di transizione dall'estate all'autunno.
Lo sanno tutti che il 5 di settembre (che per coincidenza cade con il mio compleanno) è la data di inizio di questa mezza stagione.

Ma parliamo di cose più serie. Sono le 00;14 di marte 8 settembre (oppure di lunedi 7... ho il dubbio se si debba dire il giorno prima o quello che inizia), io sono comodamente seduto sulla tazza del water, e vi sto scrivendo utilizzando il mio nuovissimo netbook.
Finalmente non dovrò più rubare il portatile a mia sorella per le mie scritture serali nel letto o in un qualsiasi altro angolo della casa o giardino che sia.
Questo si che è stato un regalo molto utile e molto apprezzato, un sentito grazie alla mia ragazza.

Una persona che non mi sento invece di ringraziare per il regalo è certamente mia sorella. Quella inetta, perchè solo così si può definire ha deciso di regalarmi un libro spinta dalla mia attuale voragine per la letteratura.
Chi mi segue da qualche tempo avrà notato che le mie letture si basano per la maggior parte su viaggi, avventure, biografie di personaggi particolari (sempre avventurieri) e racconti di montagna.
Ora come ora sto terminando la lettura di On the road fi Jack Kerouac (del quale abbiamo già parlato in precedenza) e prossimamente mi tuffero nell'universo di Tolkien per un lettura di Lo hobbit e del signore degli anelli.
Mia sorella invece se ne vine fuori con niente popo di meno che... il cacciatore di aquiloni



Ora voi capite che è un po come se a Mick Jagger gli regalassero un cd di musica house, cosa volete che ci faccia, lo tiene buono come per accendere il camino o come regalo da reciclare a qualcuno.
Il bello è che mi ha pure detto che lo dovuto cercare per un'ora intera perchè non lo trovava.
Io dico... sbagliare è umano, ma perserverare è da veri imbecilli.
Ora dovrò pensare a cosa regalarle io per il suo prossimo compleanno, qualcosa di perfido... avete qualche idea?

Sono le 00:48 stacco metto il nuovo pc sotto carica e me ne vado a letto.
Ah... la mia editor sarebbe pregata di farsi sentire per dirmi come vanno le correzioni che ho fatto e rispondermi alle domande.
Un bacio a tutte le signore e una amichevole pacca sulla spalla ai maschietti


Raldi @ 23:50 | commenti (17)|

venerdì, 04 settembre 2009
Nato sbagliato - quarta parte

Continuiamo a conoscere il giovane protagonista di Nato sbagliato in questo quarto episodio.
La vita all'istituto tecnico comincia ad assorbirlo totalmente. Si ritrova in un mondo nuovo, senza neppure accorgersene e. Un mondo che non promette certo nulla di buono per il futuro, ma che ai suoi occhi di adolescente risulta soltanto un divertente passatempo.
Come al solito vi allego il link alle puntate precedenti per chi si trovasse a passare di qui per caso e volesse dare una lettura al mio racconto.

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Le vacanze di natale erano state una boccata d'aria da capogiro, se le era godute fino in fondo per quanto brevi fossero state.

Da un certo punto di vista quelle vacanze gli avevano fatto più male che bene: Ritornato nella prigione la sua cattiveria aveva raggiunto livelli impressionanti, il sangue gli ribolliva nel cervello, e al primo compagno che lo aveva infastidito rispose scaraventandolo contro un muro. Azione che ovviamente gli valse una bella convocazione in presidenza, la prima di una lunga serie.
Gennaio portò oltre ad un freddo polare anche una bella autogestione. Un concetto nuovo per il ragazzo, il quale vi si presentò del tutto indifferente e disinteressato, ma scoprì presto che poteva ricavarne qualcosa di davvero divertente.
In una delle classi un gran numero di ragazzi si era stretto attorno a due primini intenti in una zuffa, spettacolo che deliziava gli studenti più grandi, la lotta dei primini.

Qualcuno decise di organizzare un torneo scegliendo a casaccio qualche piccolo gladiatore tra i curiosi che facevano capannello. Ovviamente la sua figura di un metro e novanta per un centinaio di kili non poteva passare inosservata, e lui non era certo tipo da tirarsi indietro.

Alcuni di quelli del suo paesino, tutta gente frequentatrice del parchetto di via Fermi con la quale usciva il pomeriggio, sapevano che lui poteva dire la sua se si trattava di menare le mani e si misero a tifare per lui.
Al momento del suo scontro si era trovato davanti uno di quei classici ragazzetti spavaldi che non perdono mai. Nonostante non fosse molto grosso, sopperiva a questo difetto con la velocità.
Spavaldo il piccoletto aveva affermato che:"Più son grossi più fanno rumore quando cadono", povero ragazzo. Di li a poco si sarebbe accorto che anche i piccoli fanno rumore cadendo. Molto rumore nel suo caso.
Da quell'autogestione saltò fuori che quel ragazzo riusciva a tener testa anche agli studenti di quinta, cosa non indifferente per un primino. Ovviamente, grazie alla notorietà dell'autogestione i suoi amici potevano ora girare per l'istituto con fare da padroni, e il ragazzo non era certo da meno. Aveva trovato un ottimo passatempo per ammazzare la noia.

Se i professori lo volevano rifiuto sociale, allora lui rifiuto sociale sarebbe stato, peggio per loro che avevano innescato quella bomba ad orologeria.

Anni dopo prendendo spunto un pezzo di rap italiano avrebbe parlato di se stesso con queste parole: “Era un alunno distratto. Uno dei classici sballati giudicati dall’aspetto. Se la pigliava con se stesso per l’andamento goffo e i sui capelli diradatisi da un pezzo. Fin troppi amici compagni di giochi in strada ma mai nessuna tipa che realmente poi se lo filava. Cresceva nel suo mondo a parte, cosciente di risultare come un delinquente agli occhi della gente, Se ne fotteva del presente!” (Senza rimpianti - Ape).

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Le cose cominciano a muoversi nella vita del nostro giovane della periferia Milanese. Comincia ad avvicinarsi a compagnie non proprio affidabili e la cosa sembra cominciare a divertirlo.
Mi aspetto dei vostri commenti (cattivi, spietati, mi raccomando se no la mia editor si incazza), ma soprattutto mi aspetto gli auguri di buon compleanno, perchè domani (05/09/2009) entrerò a pieno titolo nella terza decade della mia vita. 20 anni e non sentirli diceva qualcuno... Il nostro ragazzo della periferia Milanese cresce.


Raldi @ 11:05 | commenti (11)|

martedì, 01 settembre 2009
Finita la pacchia...

Se una settimana fa circa decantavo le gioie del vivere soli, ora la pacchia è finita.
Sono rientrati tutti, portandosi dietro tutto il loro carosello di fastidi vari ed eventuali.
Mi è toccato tornare a dormire sul divano, la pila delle cose da lavare si è gonfiata a dismisura e il frigo con le mie provviste si è svuotato inesorabilmente. Che amarezza.

Domenica per festeggiare quella che possiamo definire una estate veloce ma soddisfacente sono stato a Livigno con la mia ragazza. Ho comprato il cioccolato. Ho mangiato la polenta, il formaggio, le costine, la salsiccia e i funghi. Ho girato per i negozi comprando i classici 10 kg di zucchero e le stecche di sigarette. Insomma ho fatto il turista.
A Livigno ci ero stato una sola volta, quando ero piccolino, e non mi ricordavo praticamente niente.
Devo dire che per certe cose mi ha affascinato ma per altre sono rimasto un poco deluso.
Livigno alla fine è una città sulle montagne, c'è di tutto, calca alla Via Montenapoleone durante i saldi.
Come montagne e paesaggio non sono riuscito a soffermarmici abbastanza, ma non mi ha entusiasmato, sarà che non c'era la neve.
Per tirare delle somme ci dovrò ritornare in inverno, per poter dare un giudizio più soddisfacente.
Nel complesso, nonostante tutto penso che Livigno sarebbe comunque il primo posto dove andrei a cercare sistemazione qualora riuscissi a realizzare uno dei miei sogni più grandi. Quello della vita in montagna riuscendo a diventare un maestro di snowboard.

Verso fine settimana posterò la quarta parte del racconto, per la vostra felicità e mi aspetto che nei commenti aggiungiate anche dei fragorosi auguri dato che sabato si registreranno i 20 anni dello sbarco di me medesimo su questo pianetucolo per salvare l'umanità dalla distruzione... e non fate quelle facce, è tutto vero!
Ma non disperate... ci sono qui io
compresa


Raldi @ 09:05 | commenti (12)|