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Immagine e Vignette: Raldi
Ciao a tutti stop
Mi sento svuotato stop
Il week end non è andato bene come credevo stop
Pensavo di ritornare bello carico e invece sono tornato scarico stop
Tipo i coniglietti della pubblicità della duracell stop
E in questo caso io non sono il coniglietto arancion stop
Fino a settimana scorsa ero sicuro dei miei sogni e invece ora no stop
Spero solo che venga una bella nevicata per poter andare sulla neve questo week end stop
Da solo stop
Senza compagni di viaggio pesanti e anche debilitanti per il mio fisico stop
Una giornata riflessiva fuori dal mondo stop
Anche se temo che non riesca a migliorare la situazione stop
Il mio vecchio mi ha fatto una proposta di lavoro stop
La proposta di primo acchitto mi ha lasciato indifferente stop
Ora mi alletta non poco stop
Ho una mente debole e volubile stop
Stop stop
Raldi @ 09:30 | commenti (19)|
Un saluto a tutti cari i miei lettori, come mi avete richiesto e come vi avevo promesso ecco il nuovo episodio della serie Nato Sbagliato.
Nelle scorse puntate c'è stato il ritorno al presente con il "simpatico" siparietto con il padre del ragazzo, oggi ritornano i ricordi invece.
Il nostro caro ragazzo si avvicina alla terza superiore portandosi dietro uno strascico di discussioni e liti coi professori che certamente non presagiscono nulla di buono per i tre anni che ha ancora davanti.
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La fine della seconda superiore era stata una sorta di sparti acque: molti dei suoi amici furono bocciati, alcuni per la seconda volta di fila (quindi impossibilitati a ripresentarsi a settembre nella stessa scuola), e molte delle loro strade finirono con il dividersi (nuove scuole, nuove realtà, nuove compagnie). Altri invece, scelsero per indirizzi diversi nell’istituto tecnico.
Alla fine restarono soltanto i fedelissimi del parchetto, e lui era uno di quelli. Grazie al suo senso pratico e alla sua spiccata dote nel riuscire a cavarsi sempre di impiccio, era riuscito a saltare sulla nave che non affondava, ed era approdato al triennio.
Era riuscito a farsi promuovere con abili macchinazioni sui compiti in classe: bigliettini, scambio di verifiche con i secchioni e mettendoci anche qualcosa di suo. In fondo non era in tutto un “rifiuto della società”.
Dimostrava una grande abilità manuale, una buona capacità espressiva nei temi di italiano e una mente molto aperta e sveglia. Forte delle sue capacità aveva spostato la sua lotta ai professori dalle semplici scaramucce, dispetti, e mancanza di rispetto, su un piano più elevato.
Andava a contestare metodi di insegnamento, modi di porsi con gli alunni e anche lo stesso sistema scolastico. Metteva in discussioni le sue idee e le sue opinioni con fatti ben argomentati. Era talmente bravo nelle contestazioni che spesso i professori finivano con il mettere fine ai dibattiti facendo ricorso a provvedimenti disciplinari che avevano tanto il sapore del: “Qui comandiamo noi, abbiamo noi il coltello dalla parte del manico, quindi vedi di darti una regolata!”
Per lui quelle repressioni a muso duro dei professori erano una vittoria morale: “Le loro idee si basano su castelli di carta, appena sentono a rischio il castello sfoderano la nota disciplinare o cose del genere, poveretti, sono talmente ciechi con se stessi da far pena!”. Si sentiva intelligente, e mentalmente superiore ai docenti.
Fu in questo periodo che sviluppò una avversione per la chiesa cattolica, i ciellini, e la religione stessa. Merito degli insegnamenti del suo professore di italiano, prete mancato, che farciva le sue lezioni con preghiere, citazioni religiose e che costringeva gli alunni al suo credo con la forza derivatagli dalla pagella.
In una periferia dove il sentimento apolitico e il menefreghismo erano dilaganti nelle nuove generazioni, lui cominciava a farsi un’idea propria, molto vicina al comunismo.
Ovviamente la dottrina di sinistra cozzava irrimediabilmente con gli insegnamenti paterni radicati nel suo subconscio (Devi lavorare, trovare una tua strada ed eccellere. Devi farti la tua azienda, e arricchirti con essa. Non sono ammessi fallimenti se vuoi essere degno del tuo cognome). Pensare agli studenti di sinistra che spopolavano nelle scuole della città gli faceva venire
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Eccoci arrivati dunque la prossima parte che seguirà temo che subirà qualche ritardo perchè ha bisogno di una revisione completa.
La ho scritta di botto senza rileggerla e penso che ci sia parecchio fuori posto. Quindi mi scuso già con il ritardo.
Senza contare che con il prossimo week end diamo il via a questa nuova stagione invernale sulle piste.
Mi attende un week end in Val Senales, sul quale faccio parecchio affidamento.
Sotto coi commenti sul capitolo dunque.
Raldi @ 14:18 | commenti (11)|
I più attenti di voi oramai avranno già capito quali sono i miei sogni e le mie belle speranze, ma penso che sia giunto il momento di parlarne apertamente.
Dunque, bisogna trovare un buon punto di partenza: Gli eventi raccontati in Nato sbagliato mi sembrano un ottimo punto da cui cominciare.
Da piccolo non ho mai avuto grossi sogni nella vita, infatti quando i miei compagni d'asilo volevano fare i poliziotti o i dottori, io volevo fare il carrozziere. Aspiravo semplicemente a seguire le orme di mio padre.
Poi crescendo si cambia, è inevitabile.
Ho cominciato a farmi dei miei interessi e anche (perchè no) delle piccole aspettative un po' romantiche (diciamo).
Facendo judo, e vincendo le prime garette non potevo non pensare che fossi bravino, e che magari quella del atleta professionista fosse la mia strada. (Prima badilata in faccia)
Mi ero appassionato alle moto custom (stile Harley-Davidson per i non avezzi) e, avendo un background da carrozziere, il passo fu breve. Pensai di aprire una bella officina di moto dove avrei elaborato e costruito gioiellini custom su due ruote. (seconda badilata in faccia)
Alla fine ho assecondato la mia passione per la montagna, e ho sognato di trasferirmi nell'ambiente alpino, pensando anche di diventare guardia forestale o alpino.
Ero in quarta superiore quando comincia a progettare la mia fuga da Milano: L'idea di massima era quella di prendere la patente e finire la scuola superiore il più in fretta possibile, cominciare a frequentare con assiduità settimanale la mia casa sopra Varese e iniziare piano piano anche a dargli una sistemata. Trovarsi un lavoro (che poteva benissimo essere il meccanico o il carrozziere) e finire con il trasferirsi in pianta stabile sopra Varese (non sarebbero state chissà quali montagne, ma li ho parecchi amici e il trasferimento non mi sembra neppure dei più drastici).
Tutto procedeva nel migliore dei modi, fino a quando un mattino di marzo, mentre mi trovavo su di un treno per Budapest baciai una ragazza.

Da quel momento tutto cambiò: Misi da parte il mio piccolo sogno di fuga per accettare quella felicità istantanea che mi veniva proposta. Parlai già tempo addietro di quel giorno in cui presi feci una scelta.
Mi trovai un lavoro in un piccolo ufficio e non pensai troppo al futuro, visitavo la montagna sporadicamente giusto con un poco di malinconia addosso e niente più. Tutto svaniva più o meno al rientro a Milano.
Poi, un bel giorno di Dicembre, successe qualcosa. Un evento che mi avrebbe cambiato la vita. Fui tirato in mezzo per una gita in quel Pila. Era già da qualche anno che volevo provare lo Snowboard e colsi l'occasione per una prima uscita sulla tavola.
L'uscita fu dai risvolti tragicomici come scrissi in seguito. Il mio sedere e buona parte delle mie ossa piansero per almeno tre giorni, ed era forse la cosa più bella che io avessi mai fatto.
Senza accorgermi presi la malattia della neve e fu la fine. Presi tutti i weekend che avevo liberi e li dedicai al sali e scendi dagli impianti.
Alla fine la montagna era tornata, come se il tuo primo amore ti chiama dopo qualche anno che non vi sentivate più, e la sua voce ti riaccende la fiamma nel cuore.
La ditta nella quale lavoravo chiuse e io mi dovetti cercare un nuovo lavoro nuovo, e fortunatamente lo trovai abbastanza in fretta. In quel periodo conobbi persone con delle esperienze di vita delle più disparate. E da loro capii che non si può lavorare a uso automa per il resto della propria vita. Che ci deve essere un'aspirazione più grande nella vita che quella di far crescere il bonifico che il datore di lavoro ti fa a fine mese. Non ne vale la pena.
Da quel momento fino ad oggi ho consciuto persone chehanno dato una svolta alla loro vita attraverso il loro amore per la montagna. Ora vivono in posti fantastici e fanno lavori faticosi e anche poco retribuiti, ma li fanno nel posto che amano e sono i lavori che amano.
Il passo successivo è stato semplice, mi son detto: Voglio vivere in montagna, e per farlo sarebbe un ottimo lavoro quello del Maestro di Snowboard.
Passo intere giornate a riflettere e a riprogettare la mia fuga, esattamente come quando ero in quarta superiore.
L'idea di base è questa:
Partiamo dal fatto che voglio vivere in montagna e non vedo alternative nel mio futuro.
La stagione invernale che sta per arrivare me la prenderei come periodo sabbatico diciamo, quindi la mia vita in questo periodo non subisce alcuna variazione, continua così.
Intanto cercherei di frequentare l'ambiente alpino il più possibile anche per vedere come muovermi e come potrebbe essere la mia vita in montagna. In particolar modo cercherei di girare in alcuni dei posti che potrebbero offrirmi possibilità e aspettative migliori (Livigno penso che sia il primo fra tutti)
Cercherei di risparmiare qualche soldo (che servono sempre) e aspetterei la fine della prossima estate.
Verso metà settembre mi prenderei un week end e partirei alla volta di Livigno con uno zainetto pieno di bei curriculum vitae aggiornati e ben argomentati.
Arrivato a Livigno comincerei con l'andare all'ufficio informazioni della città per chiedere e avere qualche dritta. Poi armato di pazienza partirei e mi fermerei in ogni posto che potrebbe offrirmi una qualsivoglia posizione lavorativa: Noleggi di sci, alberghi, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche, negozi e via dicendo (il massimo penso che sarebbe riuscire a fare lo shaper sugli impianti, ma non è per nulla facile riuscire a diventarlo).
Se malauguratamente Livigno non dovesse offrirmi niente, scenderei verso Bormio e poi verso lo Stelvio, ma ho conosciuto parecchie persone che mi hanno descritto Livigno come la patria per questo genere di lavori, e tutti sono concordi sul dire che non è difficile riuscire a trovare una sistemazione stagionale li.
Metterei la mia preferenza su posti che mi offrano almeno un alloggio, e che mi diano del tempo libero per salire sulle piste, in modo da poter fare snowboard il più possibile e impratichirmi a dovere, magari anche con alcune lezioni di qualche buon istruttore (il maestro dei maestri per intenderci). E poi a fine stagione, se sono pronto, provare le selezioni per entrare al corso da insegnanti. Altrimenti, avendo vissuto qualche mese in questo ambiente comincerei con il cercare una sistemazione in pianta stabile che mi dia la possibilità di vivere anche il resto dell'anno in montagna e le opzioni sono due:
1- Trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi a Livigno o in altre località limitrofe (ad esempio lo Stelvio che permette di sciare anche in estate) fino alla stagione successiva.
2- Oppure riuscire ad unirsi ad una scuola di snowboard che organizza camp estivi, (come 6punto9 con la quale sono stato in Francia ad Agosto) e lavorare per loro come filmer, aiutante, preparazione tavole e via dicendo.
All'inizio della stagione successiva ricominciare la preparazione alle selezioni e sta volta, con due stagioni di preparazione fatte a dovere (l'università dello sci dello Stelvio organizza anche corsi preparatori alle selezioni) voglio essere ottimista e dire che non posso non passarle.
Da li in poi diciamo che non ho ancora progettato niente, apparte il diventare maestro e cercare di riuscirci a campare.
Non aspiro certamente a diventare ricco o a diventare un rider famoso, voglio soltanto vivere tranquillamente nell'ambiente che amo e fare ciò che amo, se non è chiedere troppo.
Per quanto possano pensare le persone che mi stanno accanto, io non mi ritengo un sognatore ad occhi aperti o un povero illuso. So benissimo che ci saranno ancora badilate in faccia, che non sarà facile, che ci saranno delle scomodità e delle problematiche impreviste, che non tutto potrebbe andare come previsto e che il mio progetto si basa su tanti se e su troppi magari.
Chi mi si conosce bene (e sinceramente dubito che ci sia qualcuno che mi conosca così bene) sa che non sono uno che fa cose avventate, e che se ho messo giù un progetto del genere, è perchè ho raccolto informazioni e mi sono documentato nei modi più disparati.
Non mi piacciono discorsi del tipo: "se è quello che vuoi fare fallo e basta" (quindi per piacere non scrivete simili sciocchezze nei commenti).
Non mi piace dovermi arrendere e ammettere di aver fatto dei grossolani errori di calcolo, quindi una volta partito non ho intenzione di tornare indietro a casa di Mamma e Papà se le cose non vanno bene.
Tutte queste cose implicano che se mi muovo, lo faccio con una certa sicurezza (con i piedi di piombo per essere chiari).
Penso che ora che avete letto il mio progetto vi stiate chiedendo: "Ma la ragazza che baciasti una mattina sul treno per Budapest? Nel tuo piano dove sta?"
E la mia risposta è terribile, banale, egoista e al tempo stesso semplice: "Quella ragazza nel mio piano non ha ancora trovato una sistemazione. Nei prossimi mesi spero che la trovi"
Non nascondo neanche che scrivo queste cose per farle leggere alle persone che mi stanno vicino, così che capiscano finalmente di cosa parlo quando dico che me ne voglio andare. Così che si rendano conto che non parlo solo perchè hom una bocca a cui dar fiato.
Perchè io a certe cose ci penso davvero tutte le mattine.
Raldi @ 14:00 | commenti (34)|
A voi piace il silenzio?
No sul serio, fermatevi un attimo, spegnete le casse dello stereo, cercate di rendere lo spazio che vi circonda il più insonorizzato possibile e ascoltate.
Vi piace quello che sentite?
A me il silenzio piace da morire, mi piace sentire il vuoto. Mi da una sensazione di pace, tranquillità, calma.
Penso che sia per questo che mi piace da matti stare in piedi la notte quando tutti dormono e in casa c'è finalmente silenzio.
E' anche vero che i silenzi non sono tutti uguali, ci sono momenti in cui il silenzio è piacevole, anzi è quasi obbligatorio.

Come fai a non startene un po' zitto davanti a una simile vista? (Arrivo del trenino sul Monte Generoso - Mendrisio (in lontanaza Monte Rosa e Cervino))
Non puoi far altro che spegnere il lettore mp3 e fermarti un attimo a guardare.
Per un dannato minuto non puoi non mettere in pausa tutto quel frastuono che hai nel cervello e non pensare a nulla.
Ci sono poi momenti in cui vorresti il silenzio, ma sembra impossibile averlo.

In certi momenti, io mi creo una sorta di silenzio immaginario, come se staccassi il jack audio delle orecchie, e il silenzio è fatto. Al massimo si sente giusto un piccolo ronzio di sottofondo.
In questi momenti la mente vaga. Il pensiero naufraga e ti ritrovi a pensare cose che non stanno ne in cielo ne in terra.

Ti saltano fuori progetti folli campati per aria. Talmente folli che potrebbero addirittura essere veri.
Sono progetti piacevoli in fin dei conti. Ti ritagli vari spazi di tempo per pensarci e per affinarne i particolari.
Tanto che dopo qualche tempo ti convinci che non sono poi tanto folli, anzi, sono fattibilissimi. Basterebbe solo...

Forse però è meglio che non ti distrai troppo mentre sei nel traffico cittadino!
Ma non divaghiamo, torniamo all'argomento principale: il silenzio.
Alla fine invece ci sono silenzi (sembra banale dirlo) che fanno più rumore di un elefante in preda ad un attacco di isterismo.
Sono quei silenzi che cerchi di coprire alzando il volume dell'autoradio. Quelli che cerchi di spezzare facendo qualche colpo di tosse o lasciandoti andare a brevi disquisizioni metereologiche: "Fa freschino questa sera!"(ed altre che non sto qui a scrivere per la banalità).
Sono quei silenzi che ti mettono addosso una specie di angoscia. Sono tristi. Tristi come un funerale in Novembre, a Lodi, con la Nebbia, e il carro funebre ha anche bucato una gomma. (cit. Oggi sposi)
Cosa fare in questi momenti?
Quasi in automatico sfuggi da questa situazione scomoda e ritorni in quella piccola stanzetta del tuo cervello per tornare ad affinare i tuoi progetti. Ed è in questi momenti che le follie ti sembrano l'unica via di fuga, l'unica ancora di salvezza.
Poi alla fine qualcuno rompe quel silenzio improvvisamente.
"Buona notte..."
"Notte..."
"A domani..."
Non resta altro da fare che inserire la prima e lasciar scivolare l'auto verso casa, fare una passeggiata con Pit, e poi mettersi a letto con il netbook sulle ginocchia per scrivere qualcosa .
Scrivere per potersi sentire, in una notte silenziosa in cui tutto tace e finalmente posso avere un po di pace... anche io (Mancherebbe solo una sigaretta, in certi momenti ho proprio voglia di arrotolarmi una sigaretta come ai vecchi tempi).
Raldi @ 11:32 | commenti (11)|