Utente: Raldi
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classe 1989 piacere di conoscerti!!! Semplicemente un idiota qualunque con un computer, un cuore, una mente confusa, un blog e parecchi sogni che sfumano giorno dopo giorno. Perchè dovrebbe interressare quello che scrivo? Perchè ho la pretesa di nascondere sempre un messaggio dietro le mie parole
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mercoledì, 02 dicembre 2009
Undici anni di passione alla fine lasciano un segno

In undici anni di vita in materassina ne ho viste di tutti i colori.
Ho cominciato quando ero in quarta elementare, così, un po'per gioco, un po'perchè il dottore diceva che avevo bisogno di fare sport (e il calcio mi faceva schifo), un po'perchè ero assuefatto dalle arti marziali e volevo distribuire lividi e ossa rotte a chi mi stava sulle balle.
Il mio primo maestro fu sicuramente colui che mi diede la disciplina. Prese quel ragazzino grassoccio e iperattivo che ero e lo ridimensionò a dovere.
Mi insegnò l'umiltà e il rispetto verso i compagni, grazie a lui probabilmente ho imparato a non arrendermi mai in materassina e a rialzarmi dopo ogni colpo.

2009_06070015

Il mio secondo maestro fu quello che mi crebbe come judoka. Mi ha insegnato le basi delle tecniche, mi ha fatto allenare, mi ha tenuto nei binari "giusti" e mi ha insegnato un judo basato sulla tecnica.
Con lui ho avuto le mie prime vittorie, nella categoria dei pesi massimi in federazioni secondarie. Un periodo in cui la mensola della mia cameretta si riempì di trofei luccicanti che mi fecero solo venire più fame di vittoria.
Lui mi ha cresciuto per diventare il suo sostituto, per prendere il suo posto in palestra in un futuro. Per me c'erano solo le gare. Avevo bisogno di misurarmi, volevo nuove sfide, nuovi stimoli. Volevo passare nella federazione principale italiana (fijlkam).
Ero spavaldo, sicuro di me, e non temevo nessuno. Mi allenavo come un mastino, cinque, e a volte anche sei, giorni la settimana, e la domenica gara. Durante i miei allenamenti massacravo i miei compagni, si dovevano alternare in tre a giro per permettermi di tenere un buon ritmo.
Mi allenavo anche in sala pesi e in quel periodo riuscii a dimagrire visibilmente, scesi di due categorie di peso passando da un buon 115 kg a 86 kg nel giro di meno di un anno. Mi sentivo forte, mi sentivo invincibile, e per la prima volta mi sentivo anche più veloce e snello.
Mi presentai alla prima gara in fijlkam (qualificazioni campionati italiani juniores) sicuro di vincere, fu uno schiaffo morale spaventoso perdere con quel ragazzo di Como. Lo stesso ragazzo che in seguito sarebbe diventato la mia "bestia nera".
Quell'anno si concluse con dei magri risultati, riuscii a raccimolare giusto qualche terzo posto e qualche punticino per la cintura nera (ne servono 40 per avere una cintura nera in fijlkam, ad oggi io sono riuscito a raccimolarne solo 6). Il risultato più alto fu il terzo posto alla Coppa Lombardia, sempre dietro a quel ragazzo di Como.


Ero arrabbiato con me stesso, davo la colpa dei miei fallimenti ad un allenamento insufficente, quindi spingevo sempre di più.
Per permettere al mio corpo di tenere il passo con gli allenamenti, alla sera quando tornavo a casa, facevo dei bagni nell'acqua ghiacciata. Così il mio corpo il giorno dopo sarebbe stato tonico e pronto per prendere altre botte.
Ero così avido di vittoria che abbandonai il mio maestro scaricando su di lui le colpe della mia preparazione senza esperienza di gare agonistici di un certo livello. Andai in una delle palestre più quotate di Milano pensando che loro sarebbero riusciti a valorizzare le mie capacità.
Passai dall'essere il campione, assecondato e aiutato da tutta la palestra, ad essere l'ultima ruota del carro. Un atleta da "macello".
I veri atleti di punta della palestra utilizzavano me ora come sparring partner, ero abbastanza grosso e abbastanza forte da farli lavorare meglio che con i ragazzini delle nuove generazioni, ma non abbastanza da batterli e da rispondere a dovere ai loro colpi. Fu uno schiaffo morale ancora più grosso che digerii solo piegando la testa e allenandomi ancora di più.
L'unico problema era che ora avevo finito la scuola ed ero entrato nel mondo del lavoro. Non potevo più permettermi di fare delle belle dormite pomeridiane ristoratrici o di unire all'allenamento in materassina un allenamento in palestra.
Mi resi conto sul serio che per continuare a certi livelli e fare il salto di qualità avrei avuto bisogno di opportunità come quelle che avevano la maggior parte dei miei nuovi compagni: Erano tutti studenti universitari, per buona parte fuori corso e con genitori che assecondavano i loro allenamenti e anzi, li incitavano nel proseguire.
Insomma per farla breve avrei avuto bisogno di: soldi e tempo.
Due cose che per me che mi autofinanziavo sia gli allenamenti che gli spostamenti per le gare con i miei mille euro mensili scarseggiavano non poco.
Riuscii nel giro di un anno a guadagnarmi un posticino tra gli atleti della palestra, se non altro per la mia costanza e la mia forza di volontà.
Ma alla fine si doveva giungere al momento del collasso.
Il momento in cui tornato a casa la sera per prendere il borsone e uscire di nuovo per andare agli allenamenti cominciava a diventare uno sforzo troppo pesante.
Quando la mattina dopo gli allenamenti mi alzavo dal letto e zoppicavo verso l'armadietto delle medicine per il dolore al ginocchio e realizzavo che mi aspettava la traversata della città in metropolitana.
Forse cominciavo a perdere la fame di vittoria che mi aveva spinto fin li e alla fine mi sono arreso all'evidenza. Non basta volere una cosa per poter riuscire ad ottenerla.

2009_06070008
Ieri sera è stata la mia ultima lezione di judo. Appenderò il judogi al chiodo.
Ieri sera mentre zoppicavo verso la macchina mi sono voltato verso la materassina. Ho voluto darle un ultimo sguardo.
Tornando verso casa ho ripercorso tutti i momenti belli e i momenti tristi vissuti in undici anni di vita in materassina. Le botte prese e le quelle date.
Dentro di me ho capito di essere arrivato alla frutta. Mi sono sentito sconfitto, è proprio il caso di dirlo.
Ho sentito il bisogno di prendermi una pausa, di cominciare a vivere più rilassato.
E' il momento di fermarsi e dedicare il mio tempo ad altro. Cercando nuove esperienze e nuove soddisfazioni ho deciso di dedicarmi definitivamente alla montagna come passione principale. Vivendola diversamente dal judo in maniera più rilassata, basta con l'agonismo. Voglio finalmente cercare un poco di pace

2009_06070007


Raldi @ 10:25 | commenti (9)|

martedì, 24 novembre 2009
Telegramma dall'aldiqua

Ciao a tutti stop
Mi sento svuotato stop
Il week end non è andato bene come credevo stop
Pensavo di ritornare bello carico e invece sono tornato scarico stop
Tipo  i coniglietti della
pubblicità della duracell stop
E in questo caso io non sono il coniglietto arancion stop
Fino a settimana scorsa ero sicuro dei miei sogni e invece ora no stop
Spero solo che venga una bella nevicata per poter andare sulla neve questo week end stop
Da solo stop
Senza compagni di viaggio pesanti e anche debilitanti per il mio fisico stop
Una giornata riflessiva fuori dal mondo stop
Anche se temo che non riesca a migliorare la situazione stop

Il mio vecchio mi ha fatto una proposta di lavoro stop
La proposta di primo acchitto mi ha lasciato indifferente stop
Ora mi alletta non poco stop
Ho una mente debole e volubile stop
Stop stop


Raldi @ 09:30 | commenti (19)|

lunedì, 09 novembre 2009
Di sogni e belle speranze non abbiamo mai parlato

I più attenti di voi oramai avranno già capito quali sono i miei sogni e le mie belle speranze, ma penso che sia giunto il momento di parlarne apertamente.

Dunque, bisogna trovare un buon punto di partenza: Gli eventi raccontati in Nato sbagliato mi sembrano un ottimo punto da cui cominciare.
Da piccolo non ho mai avuto grossi sogni nella vita, infatti quando i miei compagni d'asilo volevano fare i poliziotti o i dottori, io volevo fare il carrozziere. Aspiravo semplicemente a seguire le orme di mio padre.

io e papàPoi crescendo si cambia, è inevitabile.
Ho cominciato a farmi dei miei interessi e anche (perchè no) delle piccole aspettative un po' romantiche (diciamo).
Facendo judo, e vincendo le prime garette non potevo non pensare che fossi bravino, e che magari quella del atleta professionista fosse la mia strada. (Prima badilata in faccia)

2009_06070008Mi ero appassionato alle moto custom (stile Harley-Davidson per i non avezzi) e, avendo un background da carrozziere, il passo fu breve. Pensai di aprire una bella officina di moto dove avrei elaborato e costruito gioiellini custom su due ruote. (seconda badilata in faccia)


Alla fine ho assecondato la mia passione per la montagna, e ho sognato di trasferirmi nell'ambiente alpino, pensando anche di diventare guardia forestale o alpino.
Ero in quarta superiore quando comincia a progettare la mia fuga da Milano: L'idea di massima era quella di prendere la patente e finire la scuola superiore il più in fretta possibile, cominciare a frequentare con assiduità settimanale la mia casa sopra Varese e iniziare piano piano anche a dargli una sistemata. Trovarsi un lavoro (che poteva benissimo essere il meccanico o il carrozziere) e finire con il trasferirsi in pianta stabile sopra Varese (non sarebbero state chissà quali montagne, ma li ho parecchi amici e il trasferimento non mi sembra neppure dei più drastici).
Tutto procedeva nel migliore dei modi, fino a quando un mattino di marzo, mentre mi trovavo su di un treno per Budapest baciai una ragazza.


Da quel momento tutto cambiò: Misi da parte il mio piccolo sogno di fuga per accettare quella felicità istantanea che mi veniva proposta. Parlai già tempo addietro di quel giorno in cui presi feci una scelta.
Mi trovai un lavoro in un piccolo ufficio e non pensai troppo al futuro, visitavo la montagna sporadicamente giusto con un poco di malinconia addosso e niente più. Tutto svaniva più o meno al rientro a Milano.
Poi, un bel giorno di Dicembre, successe qualcosa. Un evento che mi avrebbe cambiato la vita. Fui tirato in mezzo per una gita in quel Pila. Era già da qualche anno che volevo provare lo Snowboard e colsi l'occasione per una prima uscita sulla tavola.
L'uscita fu dai risvolti tragicomici come scrissi in seguito. Il mio sedere e buona parte delle mie ossa piansero per almeno tre giorni, ed era forse la cosa più bella che io avessi mai fatto.
Senza accorgermi presi la malattia della neve e fu la fine. Presi tutti i weekend che avevo liberi e li dedicai al sali e scendi dagli impianti.
Alla fine la montagna era tornata, come se il tuo primo amore ti chiama dopo qualche anno che non vi sentivate più, e la sua voce ti riaccende la fiamma nel cuore.
La ditta nella quale lavoravo chiuse e io mi dovetti cercare un nuovo lavoro nuovo, e fortunatamente lo trovai abbastanza in fretta. In quel periodo conobbi persone con delle esperienze di vita delle più disparate. E da loro capii che non si può lavorare a uso automa per il resto della propria vita. Che ci deve essere un'aspirazione più grande nella vita che quella di far crescere il bonifico che il datore di lavoro ti fa a fine mese. Non ne vale la pena.
Da quel momento fino ad oggi ho consciuto persone chehanno dato una svolta alla loro vita attraverso il loro amore per la montagna. Ora vivono in posti fantastici e fanno lavori faticosi e anche poco retribuiti, ma li fanno nel posto che amano e sono i lavori che amano.
Il passo successivo è stato semplice, mi son detto: Voglio vivere in montagna, e per farlo sarebbe un ottimo lavoro quello del Maestro di Snowboard.
Passo intere giornate a riflettere e a riprogettare la mia fuga, esattamente come quando ero in quarta superiore.

L'idea di base è questa:
Partiamo dal fatto che voglio vivere in montagna e non vedo alternative nel mio futuro.
La stagione invernale che sta per arrivare me la prenderei come periodo sabbatico diciamo, quindi la mia vita in questo periodo non subisce alcuna variazione, continua così.
Intanto cercherei di frequentare l'ambiente alpino il più possibile anche per vedere come muovermi e come potrebbe essere la mia vita in montagna. In particolar modo cercherei di girare in alcuni dei posti che potrebbero offrirmi possibilità e aspettative migliori (Livigno penso che sia il primo fra tutti)
Cercherei di risparmiare qualche soldo (che servono sempre) e aspetterei la fine della prossima estate.
Verso metà settembre mi prenderei un week end e partirei alla volta di Livigno con uno zainetto pieno di bei curriculum vitae aggiornati e ben argomentati.
Arrivato a Livigno comincerei con l'andare all'ufficio informazioni della città per chiedere e avere qualche dritta. Poi armato di pazienza partirei e mi fermerei in ogni posto che potrebbe offrirmi una qualsivoglia posizione lavorativa: Noleggi di sci, alberghi, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche, negozi e via dicendo (il massimo penso che sarebbe riuscire a fare lo shaper sugli impianti, ma non è per nulla facile riuscire a diventarlo).
Se malauguratamente Livigno non dovesse offrirmi niente, scenderei verso Bormio e poi verso lo Stelvio, ma ho conosciuto parecchie persone che mi hanno descritto Livigno come la patria per questo genere di lavori, e tutti sono concordi sul dire che non è difficile riuscire a trovare una sistemazione stagionale li.
Metterei la mia preferenza su posti che mi offrano almeno un alloggio, e che mi diano del tempo libero per salire sulle piste, in modo da poter fare snowboard il più possibile e impratichirmi a dovere, magari anche con alcune lezioni di qualche buon istruttore (il maestro dei maestri per intenderci). E poi a fine stagione, se sono pronto, provare le selezioni per entrare al corso da insegnanti. Altrimenti, avendo vissuto qualche mese in questo ambiente comincerei con il cercare una sistemazione in pianta stabile che mi dia la possibilità di vivere anche il resto dell'anno in montagna e le opzioni sono due:
1- Trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi a Livigno o in altre località limitrofe (ad esempio lo Stelvio che permette di sciare anche in estate) fino alla stagione successiva.
2- Oppure riuscire ad unirsi ad una scuola di snowboard che organizza camp estivi, (come 6punto9 con la quale sono stato in Francia ad Agosto) e lavorare per loro come filmer, aiutante, preparazione tavole e via dicendo.
All'inizio della stagione successiva ricominciare la preparazione alle selezioni e sta volta, con due stagioni di preparazione fatte a dovere (l'università dello sci dello Stelvio organizza anche corsi preparatori alle selezioni) voglio essere ottimista e dire che non posso non passarle.
Da li in poi diciamo che non ho ancora progettato niente, apparte il diventare maestro e cercare di riuscirci a campare.

Non aspiro certamente a diventare ricco o a diventare un rider famoso, voglio soltanto vivere tranquillamente nell'ambiente che amo e fare ciò che amo, se non è chiedere troppo.
Per quanto possano pensare le persone che mi stanno accanto, io non mi ritengo un sognatore ad occhi aperti o un povero illuso. So benissimo che ci saranno ancora badilate in faccia, che non sarà facile, che ci saranno delle scomodità e delle problematiche impreviste, che non tutto potrebbe andare come previsto e che il mio progetto si basa su tanti se e su troppi magari.
Chi mi si conosce bene (e sinceramente dubito che ci sia qualcuno che mi conosca così bene) sa che non sono uno che fa cose avventate, e che se ho messo giù un progetto del genere, è perchè ho raccolto informazioni e mi sono documentato nei modi più disparati.
Non mi piacciono discorsi del tipo: "se è quello che vuoi fare fallo e basta" (quindi per piacere non scrivete simili sciocchezze nei commenti).
Non mi piace dovermi arrendere e ammettere di aver fatto dei grossolani errori di calcolo, quindi una volta partito non ho intenzione di tornare indietro a casa di Mamma e Papà se le cose non vanno bene.
Tutte queste cose implicano che se mi muovo, lo faccio con una certa sicurezza (con i piedi di piombo per essere chiari).
Penso che ora che avete letto il mio progetto vi stiate chiedendo: "Ma la ragazza che baciasti una mattina sul treno per Budapest? Nel tuo piano dove sta?"
E la mia risposta è terribile, banale, egoista e al tempo stesso semplice: "Quella ragazza nel mio piano non ha ancora trovato una sistemazione. Nei prossimi mesi spero che la trovi"
Non nascondo neanche che scrivo queste cose per farle leggere alle persone che mi stanno vicino, così che capiscano finalmente di cosa parlo quando dico che me ne voglio andare. Così che si rendano conto che non parlo solo perchè hom una bocca a cui dar fiato.
Perchè io a certe cose ci penso davvero tutte le mattine.


Raldi @ 14:00 | commenti (34)|

giovedì, 05 novembre 2009
Enjoy the silence

A voi piace il silenzio?
No sul serio, fermatevi un attimo, spegnete le casse dello stereo, cercate di rendere lo spazio che vi circonda il più insonorizzato possibile e ascoltate.
Vi piace quello che sentite?
A me il silenzio piace da morire, mi piace sentire il vuoto. Mi da una sensazione di pace, tranquillità, calma.
Penso che sia per questo che mi piace da matti stare in piedi la notte quando tutti dormono e in casa c'è finalmente silenzio.

E' anche vero che i silenzi non sono tutti uguali, ci sono momenti in cui il silenzio è piacevole, anzi è quasi obbligatorio.


Come fai a non startene un po' zitto davanti a una simile vista? (Arrivo del trenino sul Monte Generoso - Mendrisio (in lontanaza Monte Rosa e Cervino))
Non puoi far altro che spegnere il lettore mp3 e fermarti un attimo a guardare.
Per un dannato minuto non puoi non mettere in pausa tutto quel frastuono che hai nel cervello e non pensare a nulla.

Ci sono poi momenti in cui vorresti il silenzio, ma sembra impossibile averlo.


In certi momenti, io mi creo una sorta di silenzio immaginario, come se staccassi il jack audio delle orecchie, e il silenzio è fatto. Al massimo si sente giusto un piccolo ronzio di sottofondo.
In questi momenti la mente vaga. Il pensiero naufraga e ti ritrovi a pensare cose che non stanno ne in cielo ne in terra.


Ti saltano fuori progetti folli campati per aria. Talmente folli che potrebbero addirittura essere veri.
Sono progetti piacevoli in fin dei conti. Ti ritagli vari spazi di tempo per pensarci e per affinarne i particolari.
Tanto che dopo qualche tempo ti convinci che non sono poi tanto folli, anzi, sono fattibilissimi. Basterebbe solo...


Forse però è meglio che non ti distrai troppo mentre sei nel traffico cittadino!

Ma non divaghiamo, torniamo all'argomento principale: il silenzio.
Alla fine invece ci sono silenzi (sembra banale dirlo) che fanno più rumore di un elefante in preda ad un attacco di isterismo.
Sono quei silenzi che cerchi di coprire alzando il volume dell'autoradio. Quelli che cerchi di spezzare facendo qualche colpo di tosse o lasciandoti andare a brevi disquisizioni metereologiche: "Fa freschino questa sera!"(ed altre che non sto qui a scrivere per la banalità).
Sono quei silenzi che ti mettono addosso una specie di angoscia. Sono tristi. Tristi come un funerale in Novembre, a Lodi, con la Nebbia, e il carro funebre ha anche bucato una gomma. (cit.
Oggi sposi)
Cosa fare in questi momenti?
Quasi in automatico sfuggi da questa situazione scomoda e ritorni in quella piccola stanzetta del tuo cervello per tornare ad affinare i tuoi progetti. Ed è in questi momenti che le follie ti sembrano l'unica via di fuga, l'unica ancora di salvezza.

Poi alla fine qualcuno rompe quel silenzio improvvisamente.
"Buona notte..."
"Notte..."
"A domani..."
Non resta altro da fare che inserire la prima e lasciar scivolare l'auto verso casa, fare una passeggiata con
Pit, e poi mettersi a letto con il netbook sulle ginocchia per scrivere qualcosa .
Scrivere per potersi sentire, in una notte silenziosa in cui tutto tace e finalmente posso avere un po di pace... anche io (Mancherebbe solo una sigaretta,
in certi momenti ho proprio voglia di arrotolarmi una sigaretta come ai vecchi tempi).


Raldi @ 11:32 | commenti (11)|

martedì, 20 ottobre 2009
Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti...

Non è strano come cambiano le persone.
Si cresce, è inevitabile, ma è di una tristezza infinita.
Mi sono accorto che scrivendo
Nato Sbagliato mi sto raccontando. Sto scrivendo una vita di ricordi, un racconto scandito da episodi, allegri e tristi che ho vissuto.
E' un po' come mettersi a confronto con se stessi. Sembra di stare di fronte ad uno specchio che riflette la propria immagine ringiovanita.
E' triste come cosa. Rivedersi piccoli ai tempi della scuola. Ci si accorge che si è cambiati parecchio. Anche quando si prometteva di non cambiare mai. Si credeva ancora in valori genuini. E si vedeva il mondo in solo due colori Bianco e nero. E ora invece... si sono scoperte una marea di tonalità di grigio.
La malinconia certe volte mi assale mentre scrivo, e la cosa non mi è mai successa. Mi torna in mente il mio primo amore, e mi rendo conto di quanto bruciava dentro quel sentimento. Dei crampi alla bocca dello stomaco e di tutte quelle belle promesse sullo stare insieme per sempre.
Parole stupide in bocca ad un quindicenne che però ci credeva sul serio quando le diceva, e che ora porta una profonda cicatrice sul petto con il suo nome.
Tutto quello che è stato dopo si è avvicinato a quel sentimento ma non lo ha mai eguagliato in intensità di emozioni. Penso che non potrà mai tornare un covktail di sentimenti così bruciante.
Rileggo di vecchi amici e di fredde serate passate nel parchetto su quella panchina. Mi ricordo come ero e mi confronto con il me che sono ora.
Un cattivo elemento. Così mi vedeva la mamma della biondina, e infondo penso che non avesse tutti i torti. Ero uno spostato mentale, un teppista, eppure trattavo sua figlia come una principessa. Ho sempre pensato che fu lei a salvarmi da me stesso e farmi capire che un futuro c'era anche per uno come me.

Era qualcosa del genere tra di noi, lei tutta carina e pulita, io un rozzo scimmione non alla sua altezza.
Eppure insieme era una chimica perfetta. Almeno a me sembrava così. Il tempo poi dimostrò che mi sbagliavo.
Ma purtroppo si cresce, ci si lascia, si passa da una storia senza capo ne coda ad un'altra e intanto si finisce la scuola e arriva il momento di farsi una busta paga.
Si abbandonano i sogni semplici come quello di fare il meccanico di moto o di andare a vivere in montagna, per cosa?
Per un bonifico di 1000 euro al mese sul conto corrente ecco cosa.
Si comincia una nuova storia con una nuova ragazza impegnandosi nel cercare di farla funzionare a dovere (oramai l'amore ha cambiato completamente significato. E' svanita quella dolce illusione che rendeva tutto così magico quando avevi quindici anni), si cerca di mettere la testa a posto per costruire qualcosa di concreto (come vorrebbero i tuoi genitori), si ingoiano rospi come fossero caramelle, si abbassa la testa e si chiudono gli occhi per non vedere. E alla fine... ci si abitua.
Guardandosi allo specchio non si può che provare ribrezzo per se stessi. La nauesea comincia a farla da padrona.
Si cerca ogni singolo appiglio per dimostrare a se stessi che non si è caduti così in basso, e intanto ci si sistema per andare in ufficio bello e pulito, così magari raccimoliamo qualche 100 euro in più a scadenza contratto o almeno un misero rinnovo.
Non è così che vedevo me stesso proiettato nel futuro. Quel bambino nello specchio mi guarda con disgusto ed è come una pugnalata al costato.
Intanto il cervello macina pensieri come fossero chicchi di caffè. Si vede ogni paranoia amplificata, e ci si rende conto che bisogna fare qualcosa. Decidi di rimboccarti le maniche e sforzarti per realizzare uno dei tuoi desideri di sempre, almeno uno per creare la tua piccola felicita. Ti ritrovi messo davanti ad una scelta: Te stesso o i tuoi affetti, una domanda ingiusta.
Abbassi le orecchie e rimandi la scelta ad una data migliore. E intanto soffri. E nessuno sembra accorgersene e la cosa ti fa soffrire di più.
Ti domandi se ami troppo chi ti sta accanto e sei troppo buono, oppure se ami troppo poco e sei solo un egoista. La realtà è che neanche tu sai cosa sei.

Uno sfogo come tanti, oggi mi sento triste e malinconico, è uno di quei giorni in cui vorresti mandare a fanculo tutti e fare solo quello che ti rende felice.
Ti senti stanco e disgustato e decidi di dire le cose come stanno sperando (inutilmente) che sortiscano un qualsiasi effetto dirompente che ti cambi la vita.
Chiedo scusa a me stesso e a voi lettori.


Raldi @ 11:23 | commenti (27)|

mercoledì, 14 ottobre 2009
Costretto in casa dalla mallattia...

... Il povero Raldi non può far altro che ciondolare amaramente sul divano.
Cerca di passare il suo tempo leggendo riviste e guardando il film di snowboard dell'anno.
 

E' quasi masochismo l'essere relegato in casa e farsi del male con simili immagini

100_2623

Dalla sua cuccia di tanto in tanto butta un rapido occhio su facebook e sul suo blog. Alla vista di certe immagini la sua fantasia vola alta. Parecchio alta

Guardando fuori dalla finestra vede un cielo che poche volte Milano riesce a regalargli. E lui non può uscire a goderselo.
Gli ricorda il cielo di Les Deux Alpes ad agosto.

100_2566

Il programma per questa sera era già pronto: Sarebbe andato ad arrampicare in palestra e poi via di corsa alla festa Burton per rincontrare alcuni della combricola di Les Deux Alpe

Invece è costretto a rimanere in casa. Occupa il suo tempo organizzando le sue prossime uscite in montagna.
Voci di corridoio sul faccialibro dicono che al Passo del Tonale sono già caduti 30 centimetri di neve, il che lo fa sognare per la stagione in arrivo.

100_2625Lo zaino è pronto e l'attrezzatura è ben sistemata in attesa della prima buona occasione per correre in montagna (che sia una semplice passggiata o un'arrampicata o una discesa in neve fresca poco importa al giovane, l'importante è stare nel suo ambiente preferito).

100_2569

Non resta quindi altro da fare che poggiare la tesa sul cuscino e infilarsi sotto la copertina augurandosi di guarire in fretta.

100_2624

Accucciato nel suo giaciglio il giovane sorride mentre sonnecchia felice. Starà sognando qualche cima innevata o qualche pendio accarezzato dal vento (O magari un calda e squisita polenta con lo spezzatino in baita con un bicchiere di vino, dopo una giornata passata al freddo in mezzo alla neve).
In ogni caso, qualsiasi cosa stia sognando, sicuramente il suo sogno comincia così

100_2543

Una valigia con lo stretto indispensabile per un lungo viaggio, e tutta la sua attrezzatura per fare ciò che più lo fa sentire bene.
Chissà quali avventure lo attenderanno dopo questa fastidiosa incombenza della malattia che lo tiene bloccato in casa?


Raldi @ 16:26 | commenti (17)|

venerdì, 18 settembre 2009
Benvenuti al CAI di Milano

Innanzitutto comincerei con il chiedervi una cosa: Che cazzo è successo alla home di Splinder? Ho avuto un mezzo colpo quando ho visto apparirmi sta roba tutta stilosa, mo devo un po capire come funziona anche la pagina degli editor e dei tag che ho appena notato esserci scritte in ogni dove.
Ma veniamo al punto:

Mercoledì sera sono andato alla presentazione del corso di arrampicata organizzato dal
CAI di Milano presso la scuola CAI SEM per vedere come era strutturato il corso e per proseguire con l'iscrizione e gli incartamenti vari.
Pensavo che ad un corso del genere avrei trovato i soliti 4 studentelli universitari appassionati di montagna che volevano trovare qualcosa da fare nelle loro serate in città. Invece mi sono ritrovato a condividere una manciata di metri quadri con 75 persone (intenzionati ad iscriversi) e relativi accompagnatori non interessati al corso.
Li per li penso che sia una cosa abbastanza rinomata se attira così tanta gente e che sia anche seria come cosa; poi mi vedo entrare l'oratore: Bavaria da mezzo litro in mano, sorseggia allegramente aspettando i ritardatari. Il che comincia a dirla lunga...
Si avvicina al proiettore per far partire un filmato introduttivo e si ritrova a litigare con il pc lento (farei notare che è il suo personale), e via giù a chiamare a raccolta buona parte del firmamento e di tutti i santi, madonna inclusa.
Dopo il filmato si passa a guardare le foto e al suo discorso (anche qui problemi con le foto che "andavano avanti da sole"), dove ci delizia per un buon tre quarti d'ora su ciò che questo corso non è (la bavaria da mezzo litro intanto è ancora ben salda nella sua mano e di tanto in tanto la utilizza per bagnarsi la gola)
Nel mentre ritiene che sia utile renderci anche partecipi del fatto che il corso ha subito una variazione di prezzo da 200 euro a 180, pavoneggiandosi per l'abbassamento di costo.
Ma ci dice anche che il numero dei partecipanti è chiuso (notizia del tutto nuova, infatti tutti si sono guardati intorno un po sgomenti) e che i posti sono solo 14 (che con 75 aspiranti cominciano a diventare un po pochini non torvate?).
Ci viene dato da compilare un modulo (con domande scherzose che lasciano il tempo che trovano) dove dobbiamo scrivere se abbiamo già seguito corsi e se abbiamo arrampicato (personalmente ho trovato più che utile lo scrivere che ho già arrampicato in falesia arrivando a fare un 5c da secondo, che non è proprio pochino per un principiante) e poi veniamo messi in fila.
Una lunghissima fila durata più di un'ora e venti, per prendere parte ad un colloquio in base al quale verremo selezionati.
Il colloquio è ambientato nella più totale confusione, amici di vecchia data che entrano e salutano gli organizzatori, la Bavaria da mezzo litro ben salda nelle mani dei responsabili e la presenza di lattine accartocciate ad indicare che una buona dose di Bavaria era già stata bevuta. Tutto in un bel clima molto "volemose bene, che se mi state simpatici vi porto ad arrampicare".

Perchè in effetti il colloquio si basa su questo:
"Come ti chiami?"
"Ah fai judo a livello agonistico, quindi bisogna prenderti per forza" (tra l'altro in più di un'occasione ha menzionato i corsi di judo con un certo disprezzo, anche nel modulo d'iscrizione)
"Hai già arrampicato, dove?"
"Hai fatto un 5c da secondo, l'obbiettivo di questo corso è arrivare a fare un 5c da primo senza problemi e poi proseguire. Ma come lo hai fatto il 5c... appendendoti?" (battuta che non ho ben capito ma va beh)
"Se passerai la selezione domani ci setiamo via mail"
(si noti che con le ragazze di bella presenza il colloquio era un tantinello più approfondito, per questo la fila è stata così lunga)
E basta...

Ieri ricevo la mail che mi informa che non sono stato ammesso al corso (cominciavo anche a non sperarci più in questa mail) dove si scusano se per caso qualcuno che era intenzionato a seguire il corso con impegno (no io mi iscrivo tanto perchè avevo 200 euro che mi avanzavano e non sapevo dove buttarli) non è stato preso, ma così vanno le cose.
La cazzata finale è stata quella di aver reso visibile nella mail l'indirizzo di tutti i partecipanti esclusi (la privacy non sappiamo manco dove sta di casa).
Infine ci informava che ieri sera il CAI di Cinisello Balsamo faceva la presentazione del suo corso di arrampicata. (Allora mi vuoi prendere per il culo... dillo che ti diverti)

Ora io come altri si pensava che il CAI di Milano, avesse una certa organizzazione ben fatta. Che riuscissero a fare dei corsi ben sviluppati e che soprattutto non facessero dei corsi mini (14 persone manco una sezione di periferia li fa così piccoli) o che, almeno lo avrebbero scritto da qualche parte che avrebbero preso solo 14 persone.

Detto questo ho deciso che mi cercherò una palestra diversa dove seguire un corso e mi sono rimesso alla ricerca trovandone una FASI che forse fa al caso mio. Ora attendo informazioni sui loro corsi.

Un bello schifo grazie CAI di Milano


Raldi @ 10:44 | commenti (17)|

lunedì, 02 giugno 2008
go go... love


 

Era da parecchio tempo che non prendevo la moto. Dopo la mia caduta la ho usata solo una volta per vedere se le riparazioni fatte erano apposto.
Cosa mi è successo? Perchè ho messo da parte la grande passione per la moto?
Un anno fa ero sempre col culo in sella, non mi fermava niente. Ne la pioggia ne la grandine. Ora inverce saranno almeno due mesi che non accendo la moto.
Mentre corro veloce sento i moscerini sbattermi sulla faccia.
Sputo perchè uno mi è finito in bocca, ho dimenticato a casa la bandana. Mentre sono voltato vedo sulla mia sinistra la campagna, infondo alcuni alberi, l'orizzonte che si sperde. Alzo gli occhi, delle grosse nuvole riempiono il cielo di un atmosfera quasi surreale.
Corro veloce fino a quella solita strada sterrata e poi salgo sul cavalcavia della tangenziale. Mi appoggio alla solita rete e cerco le montagne nell'orizzonte.
Quante volte mi sono soffermato su quel cavalcavia a guardare le montagne lontane...
A pensare di voler fuggire da questo inferno fatto di cemento, semafori, traffico e bordello quotidiano. Sognare di correre con la mia moto su una lunga strada, il tramonto sulla mia sinistra e una leggere brezza estiva a rinfrescarmi e a mettermi allegria.
Dio solo sa quanto quel sogno lo ho desiderato, quanto ci ho creduto e quanto lo ho rincorso.
Quanto ci avessi seriamente pensato; non era la semplice fantasia di un adolescente incazzato con il mondo che lo circondava. Era molto di più. Era la voglia di correre lontano e fuggire dalle preoccupazioni, dai problemi che una vita "normale" ti scaraventa addosso inesorabilmente.
Era la voglia di arrivare un giorno alla resa dei conti e poter dire di non aver rimpianti, di aver visto il mondo in sella alla mia moto e di essere stato realmente libero. Era la voglia di non accontentarsi!
Appoggiato a quel parapetto guardo le montagne. Sento come un tonfo al cuore. Cosa mi sarà successo? Perchè sono cambiato? Perchè più vado avanti più mi sembra di dover lasciare indietro qualcosa che amo?
E' solo una sensazione oppure è realtà?
Cosa è stato in grado di sostituire quel sogno tanto cercato?
E' forse questo quello che chiamano amore?
Un bel giorno arriva a bussare alla tua porta qualcuno,  tu sei li che vivi che combatti tra sogno e realtà. Arriva quel qualcuno a bussare alla tua porta, lasci che entri e ti accorgi che non stai più lottando tra sogno e realtà. Il sogno è li a pochi passi da te, se allunghi una mano ti sembra di poterlo afferrare.
Ti avvicini con cautela, non ti sembra vero che dopo tanto lottare sia arrivato così, da solo. Ti accorgi che non è quel sogno ideale che avevi tanto ricercato. Però in questo sogno ci vedi tanta bellezza, sorridi e pensi che non sia il sogno adatto a te.
Convivi con quel sogno e ogni giorno lo guardi. Ti dici che è bello, troppo bello per essere adatto a te. Che se lo facessi tuo finiresti per distruggerlo. Sei convinto che il tuo destino sia quello di inforcare la moto e di fermarti solo per fare benzina, puntando le forcelle verso quelle montagne all'orizzonte e decidi quindi che quel sogno così bello non sia il caso di prenderlo.
Una mattina ti svegli e ti accorgi che quel sogno è lì. Accanto a te. E' lui ad averti preso, non capisci, sei spaventato. La paura dura poco però, perchè subito dopo aver guardato quel sogno accanto a te, senti una forza incredibile. Non ti sei mai sentito così forte.
Ricordi tutte le lotte passate, ricordi gli avversari affrontati, ricordi tutti i problemi che la vita ti scaraventava contro e ti sembrano sciocchezze. Senti in te quella forza che tanto avevi cercato ma da dove viene?
Da quel sogno che ti sembrava così inadatto. Ti senti bene tra le sue braccia, ti senti come il selvaggio che viene addomesticato e quella che prima pensavi che sarebbe stata una gabbia ti accorgi essere in realtà una grandissima ed immensa distesa. Respiri libertà pura.
Mi volto e guardo la moto, uno degli amori della mia vita. Sembra triste all'idea che questo possa essere un addio, all'idea che non potrà trasformarsi nelle mie ali per volare via.
Mi avvicino e le do una carezza sul serbatoio.
Vengo colto improvvisamente da un sentimento del tutto nuovo, Un misto tra tristezza e felicità. Mi rendo conto che delle scelte vanno fatte, che non è possibile avere tutto.. Soprattutto mi accorgo che per ricevere qualcosa di grande bisogna sacrificare qualcosa di altrattanto grande.
Salgo sulla moto, mi dispiace aver preso così la decisione per entrambi. Aver distrutto il mio sogno di avere le ali e il suo di poter essere le mie ali. Mi sento egoista per aver preferito quel sogno che mi sono ritrovato abbracciato nel letto una mattina di inizio giugno.

Raldi:"Spero che capirai quello che voglio dire"
Moto:"Non ti preoccupare... il mio più grande sogno era quello di essere il tuo mezzo per la felicità"
Raldi:"Lo sei stata... ma ora... sento di dover essere il mezzo per la sua felicità..."
Moto:"Allora vai!!! e sii felice nel renderla felice"
Raldi:"Grazie per aver capito... che la mia più grande felicità è quella di proteggerla e di difenderla..."
Moto:"Basta guardarti negli occhi per capire che sei innamorato..."
Raldi:"Andiamo... ti voglio far conoscere il mio nuovo grande sogno!"

Thanks bambolina


Raldi @ 19:44 | commenti (12)|